Adesso che si fa?

E’ finita? Siamo liberi? Questi eterni mesi bloccati in casa con la paura saranno solo un doloroso ricordo?

Il mio primo pensiero va a tutte le persone che non ci sono più, che sono morte a causa del covid. Centinaia di anziani se ne sono andati in questo silenzio macabro. Erano nonni, genitori, zii. Un pezzo di vita perso per sempre.

Il mondo che conosciamo è cambiato, ma solo nelle procedure sanitarie, nei maggiori controlli alle frontiere, un po’ di libertà in meno. Non per la pandemia. Le malattie esistono da quando esiste l’uomo sulla terra. Non è necessario scomodare celebri scrittori per ricordare i tragici racconti.

Questa pandemia però è stata la prima al mondo ad avere uno specifico untore: i mass media. Informazione continua, non richiesta, banale e stupida che ha fatto leva sugli istinti più bassi dell’essere umano. In una parola, l’unica che conquista il pubblico e soprattutto vende. Quindi eccoci pronti in coda al supermercato con le nostre mascherine e i nostri guantini guardando in cagnesco il primo che varca il metro o due di distanza. Eccoci pronti con le nostre belle scorte alimentari, nel chiuso delle nostre case, ogni giorno più spaventati e instupiditi. Avevo già scritto della fase iniziale. Bastava spostare lo sguardo oltre, per immaginare cosa sarebbe successo.

Questi mesi in casa non hanno il diritto di recesso, non li possiamo spedire ad un fantomatico mittente per avere in cambio qualcosa che ci piace di più . Questi mesi sono diventati parte della nostra vita, l’hanno anche cambiata con ansie, paure e con l’immobilità forzata. Che sia stata l’occasione giusta per fermare le nostre menti in subbuglio?

Adesso liberi tutti o almeno ci proviamo, vogliamo la nostra vita di prima.

Ma siamo davvero certi di volere la vita del prima covid? Eravamo felici? Da quello che ricordo, l’aggressività, la prevaricazione e la legge del più forte dominava su tutto.Le feste scandivano l’anno, non tanto come occasioni di gioia, ma come corsa al consumo. La lamentela più comune della nostra società si riassumeva in: non ho tempo.

Sarò irrazionale, ma la trovo la scusa più becera e insulsa, la via di fuga semplice quando bisogna prendere una responsabilità individuale, che per sua natura è controcorrente.

Non è facile allontanarsi dal sentire comune, non essere parte di un rassicurante gregge, significa avere voglia di far sentire la propria voce, significa non subire tutto passivamente. E’ più facile girarsi dall’altra parte. Ma ancora per quanto lo possiamo fare senza conseguenze?

Viviamo in un medioevo culturale e sociale, anestetizzati dai problemi reali, attraverso la tecnologia e l’intrattenimento senza fine, ma valiamo davvero così poco?

Nelle rare uscite primaverili osservavo il mondo: era sempre lì, uguale a stesso; con un attimo di respiro, senza avere sempre tra i piedi la razza più invasiva e aggressiva della sua lunga storia. La natura si è ripresa il suo spazio, le emissioni di inquinanti sono calate. Ma solo per un breve attimo. Siamo nell’antropocene, la prima era geologica in cui le cause delle modifiche territoriali, ambientali e climatiche vanno attribuite unicamente all’uomo.

Se non cambiamo oggi il nostro modo di vivere, di alimentarci e di consumare siamo destinati ad una triste fine. Qui non si tratta di contrapporre due visioni del mondo opposte, ma si deve cercare almeno di trovare una via più equa per tutti, in primis per gli animali.

Le polemiche di questi mesi sugli wet market, luoghi orribili, chi è stato in Asia, anche solo per sbaglio ci si sarà imbattuto. Tutto così barbaro. Tuttavia questi luoghi di violenza non sono nati con il covid. Mi chiedo quante persone, prima della pandemia, ne avessero mai sentito parlare. Ancora una volta e oggi più che mai ognuno di noi può essere il cambiamento con le sue scelte.

Una goccia nel mare, certo, ma anche questa goccia può fare la differenza.

Dopo questa digressione torno ai viaggi: mi manca non prendere un aereo; non sono mai stata a terra per cinque mesi. Viaggiare è parte di quella che sono. Viaggiare mi riconnette con i luoghi, con gli altri. Mi fa sentire una persona migliore, parte di qualcosa di più grande, perché è proprio viaggiando che si comprende di essere parte della Terra, di un luogo unico e straordinario, della nostra casa da millenni, di quella sfera blu in cui tutti noi dobbiamo credere.

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Ciao, sono Paola, lettrice da sempre e viaggiatrice da molto. Libri e viaggi, più che passioni per me sono due vere ossessioni.

I miei articoli pubblicati su riviste e online.

 

 

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