I Sassi di Matera

I Sassi di Matera per il loro patrimonio storico culturale e il sistema abitativo rendono la città unica al mondo: sono due grandi anfiteatri naturali scavati nella roccia in una gravina, una conformazione geologica simile al canyon, nella Murgia Materana.

Matera è una città abitata fin dal neolitico. I primi insediamenti si trovano nel Parco di Murgia Timone, fuori dalla città attuale, e sfruttano le cavità naturali presenti sul territorio e il fiume Gravina che scorre sul fondo per l’approvvigionamento dell’acqua.

gravina I sassi di Matera

Il nomadismo viene abbandonato e gli uomini preistorici iniziano scavare all’interno delle rocce, nascono così i Sassi, intesi come rione pietroso, il cui nome compare per la prima volta in un documento del Duecento.

I Sassi di Matera

I Sassi di Matera: il Sasso Barisano e il Sasso Caveoso, i sassi non indicano le case grotte ma i rioni della città. Le grotte non sono naturali, ma scavate dall’uomo. Dietro ogni palazzo si cela una grotta non visibile dall’esterno.

Il Sasso Barisano, il più grande dei Sassi di Matera il più densamente costruito, con i palazzi e le case tradizionali nasconde all’interno di ogni struttura delle grotte scavate.

Il nome Barisano potrebbe derivare dall’orientamento verso nord-ovest quindi verso Bari oppure da baratro lo spalanco in cui il quartiere si affaccia.

Matera

Il Sasso Caveoso invece si affaccia sulla gravina ha un aspetto più selvaggio e rupestre, dove è visibile la presenza di grotte. Il nome Caveoso deriva dal latino Caveosus ricco di grotte oppure, come per il Barisano, dall’orientamento verso sud nella direzione di Monte Scaglioso in latino Mons Caveosus. Nel 1500 il Sasso Caveoso diventa parte integrante della città in seguito ad una forte ondata migratoria dai Balcani.

Sasso Caveoso I sassi di Matera

L'architettura in negativo

Il Sasso Barisano e il Sasso Caveoso con le loro case-grotte e le chiese rupestri sono esempi di architettura in negativo che rendono Matera straordinaria. Con architettura in negativo si intende l’opposto dei criteri usati per costruire, dove si aggiunge materiale e si crea una struttura.

A Matera l’architettura avviene per sottrazione, si toglie, si scava e questo non lascia nessun margine all’errore. Spesso si definisce tufo quello che in realtà è calcarenite la roccia cui di cui è fatta Matera.

Per comprendere Matera, oltre ad essere affascinati dallo straordinario paesaggio che regala in ogni angolo, è fondamentale visitarla dall’interno, per comprendere come l’uomo ha saputo dare forma al territorio.

Il Palombaro Lungo

Il Palombaro Lungo

L’acquedotto arriva a Matera solo nel 1927, ma l’acqua non è mai mancata in città, grazie al Palombaro Lungo, un’immensa cisterna scavata nel sottosuolo con una capacità di cinque milioni di litri d’acqua. Realizzata nel Cinquecento e costantemente ampliata fino all’Ottocento. E’ uno scavo artificiale non una grotta naturale per conservare le acque sorgive ed alimentare le numerose fontane pubbliche .

Visitando il Palombaro Lungo, si possono ancora vedere i segni lasciati dall’acqua, oltre al rivestimento delle pareti interamente intonacate in terracotta sbriciolata per renderle impermeabili.

Ancora, si possono vedere i sei buchi allineati sul soffitto attraverso i quali passavano i secchi per il prelievo dell’acqua.

Palombaro Lungo

Con l’acquedotto pubblico il Palombaro Lungo viene dimenticato; solo negli anni Novanta del secolo scorso, i vecchi ricordi di una grande cisterna affiorano, così come affiorano in Piazza Vittorio Veneto, la piazza sovrastante alla cisterna, grosse macchie di umidità. Si inizia a scavare e viene trovato il troppo pieno.

Nel 1991 i sub entrano per la prima volta nella cavità e vi trovano 8 metri d’acqua. Sarà proprio questa straordinaria riscoperta uno dei motivi principali per conferire alla città il riconoscimento di Patrimonio dell’umanità Unesco nel 1993.

Casa Cava

Casa Cava

Casa Cava è il simbolo della rinascita di Matera, un antica cava abbandonata diventata discarica oggi è il centro culturale di maggior interesse in città.

Nel 1991 inizia il lavoro di ricerca e restauro di quella che doveva essere un’antica casa contadina, gli scavi proseguono e, separato da una sola parete, si scopre un ampio ambiente: Casa Cava, oggi è il solo auditorium ipogeo al mondo con una perfetta acustica grazie alla calcanerite che è fonoassorbente.

La vita nei Sassi

sasso caveoso

Un tempo Matera si risolveva essenzialmente nei Sassi e nella Gravina, l'altopiano murgico che li accoglie, solcato dall'omonimo torrente. La vita si sviluppava negli anfratti e negli antri dei due rioni che poi sarebbero stati scavati e ingranditi all'interno e all'esterno con i materiali di risulta. Certo, che particolari, spesso limitate a un'unica stanza - o a pochi vani che si susseguivano l'uno all'interno dell'altro-... il cui soffitto costituiva il pavimento della casa-grotta superiore, e a sua volta porzione di un ulteriore spazio e così via: un reticolato di pietra, nel quale si facevano largo delle scalette che vi consentivano l'accesso. Senza elettricità, senza fognature , senza acqua potabile, con aria e luce proventi esclusivamente dalla porta d'ingresso, un analfabetismo di massa... La vita scorreva dunque all'insegna del sacrificio e della capacità di adattamento della resilienza che permetteva agli abitanti- contadini, artigiani, operai, piccoli commercianti- di affrontare la miseria e superare le avversità. Fondamentale, in un contesto del genere, la solidarietà che permeava l'esistenza delle famiglie, favorita dalla struttura dei "vicinati", cioè i piccoli quartieri in cui erano suddivisi il Sasso Barisano e il Sasso Caveoso: tutti si conoscevano e, all'occorrenza, si sostenevano. Così le difficoltà venivano temperate dallo spirito comunitario che rendeva le giornate meno avvilenti.

Eliana Di Caro, Andare per Matera e la Basilicata

Casa di Vico Solitario

La casa-grotta di Vico Solitario

Per comprendere le condizioni abitative che hanno portato alla sfollamento dei Sassi è fondamentale visitare una delle tante case-grotte trasformate in case museo, la Casa di Vico Solitario nel Sasso Caveoso è un perfetto esempio.

Originaria del 1700, un unico ambiente, con una volta a botte una porta d’ingresso e una piccola finestra le uniche fonti di luce e aria della struttura. Qui convivono uomini e animali in particolare il mulo e le galline.

La casa-grotta di Vico Solitario

Il mulo, una delle ricchezze della famiglie contadine, ha una sua nicchia e in un altra piccola nicchia si conserva lo stallatico che aiuta a scaldare la casa. Solo durante gli anni Cinquanta si comprende che il mulo attira l’anofele della malaria, ossia la zanzara che trasmette la malattia all’uomo.

L’arredo è semplice, un grande letto con un materasso riempito con foglie di granoturco, sollevato dal pavimento per evitare l’umidità ma anche per poter ospitare, al di sotto, la chioccia con i pulcini. Ai piedi del letto la culla del bambino più piccolo usata solo di giorno, la notte diventa il letto per i fratelli più grandi, così come il comò che oltre a contenere i pochi indumenti della famiglia viene aperto durante la notte per trasformarsi in letto per i bambini. Le famiglie sono numerose e la casa di Vico solitario ha ospitato nuclei familiari composti di undici persone.

A questo va aggiunto che la mortalità infantile, negli anni precedenti allo sfollamento, è altissima, il tracoma e la malaria colpiscono con particolare durezza i bambini.

Il cassone del grano contiene il grano per realizzare il pane, i legumi e la biada per gli animali.

La casa-grotta di Vico Solitario

La cassa del corredo contiene la dote delle moglie, la sera anche questi mobili vengono trasformati in giacigli per i bambini.

I timbri del pane

In una società contadina come quella di Matera ogni famiglia impasta personalmente il pane che viene poi cotto nei forni a legna del borgo. Per riconoscere l’impasto ogni materana incide un segno con appositi timbri, con le iniziali della famiglie o con forme antropomorfiche. Nascono così i timbri del pane. Oggi la loro produzione è rivolta ai turisti e si sono trasformati in richiesti souvenir.

La cucina è piccola e in ambiente ricavato in una nicchia. La famiglia consuma i pasti attorno ad un piccolo tavolo con un unico piatto centrale da cui condividere il cibo.

La casa-grotta di Vico Solitario

Nelle parete mensole scavate nella calarenite ed appesi gli utensili di uso quotidiano.

Durante l’inverno si affitta il telaio per la tessitura e la lavorazione del cotone per realizzare gli indumenti della dote delle ragazze.

La casa-grotta di Vico Solitario

In casa è presente un braciere non solo per riscaldare ma soprattutto per combattere la forte umidità.

La casa era umida e, nelle giornate piovose, era necessario raccogliere lo stillicidio dell'acqua in un catino e spostare il letto di bambini.

Francesco Paolo Francione La voce di Matera, Storie de La Martella

La casa-grotta non è dotata di servizi igienici né di acqua potabile, ma nel pavimento è possibile individuare un sistema di canalizzazione delle acque piovane.

Ma non era solo l'acqua per l'igiene domestica il problema in quelle case-grotte: si aggiungevano cento altre difficoltà connesse alla vita contadina: il mulo in spazi ristretti, la pulizia della stalla e il trasporto del letame in campagna come concime, la paglia da portare in casa per la bestia, il grano da conservare per farci la farina e il pane per tutto l'anno e quello da vendere nel momento più opportuno: sarebbe veramente tutto da raccontare lo straordinario senso di sacrificio nella vita quotidiana dei nostri genitori.

Francesco Paolo Francione La voce di Matera, Storie de La Martella

La casa-grotta di Vico Solitario è stata abitata fino al 1956.

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