I Sassi di Matera

I Sassi di Matera per il loro patrimonio storico culturale e il sistema abitativo rendono la città unica al mondo: sono due grandi anfiteatri naturali scavati nella roccia in una gravina, una conformazione geologica simile al canyon, nella Murgia Materana.

Matera è una delle tre città più antiche al mondo insieme ad Aleppo e Gerico.

I sassi di Matera parlano all’uomo, fuori dal tempo e oltre il tempo.

La città ha resistito per millenni agli attacchi del tempo e degli uomini. I primi insediamenti risalgono al Paleolitico: i cacciatori si rifugiavano nelle grotte naturali, sfruttando il fiume Gravina, che scorre sul fondo, per l’approvvigionamento dell’acqua.

Nel Neolitico prende vita, oltre la Gravina, un insediamento stabile nel parco della Murgia Materana.

Nel canyon, grazie alla scoperta del metallo e all’utilizzo di utensili, gli abitanti preistorici scavarono la pietra, creando grotte artificiali. Il nomadismo viene abbandonato, nascono così i Sassi, intesi come rione pietroso, il cui nome compare per la prima volta in un documento del Duecento.

La grotta diventò casa, luogo di preghiera e di arte.

gravina I sassi di Matera

I Sassi di Matera

I Sassi di Matera: il Sasso Barisano e il Sasso Caveoso, i sassi non indicano le case grotte ma i rioni della città. Le grotte non sono naturali, ma scavate dall’uomo. Dietro ogni palazzo si cela una grotta non visibile dall’esterno.

Il Sasso Barisano, il più grande dei Sassi di Matera il più densamente costruito, con i palazzi e le case tradizionali nasconde all’interno di ogni struttura delle grotte scavate.

Il nome Barisano potrebbe derivare dall’orientamento verso nord-ovest quindi verso Bari oppure da baratro lo spalanco in cui il quartiere si affaccia.

Matera

Il Sasso Caveoso invece si affaccia sulla gravina ha un aspetto più selvaggio e rupestre, dove è visibile la presenza di grotte. Il nome Caveoso deriva dal latino Caveosus ricco di grotte oppure, come per il Barisano, dall’orientamento verso sud nella direzione di Monte Scaglioso in latino Mons Caveosus. Nel 1500 il Sasso Caveoso diventa parte integrante della città in seguito ad una forte ondata migratoria dai Balcani.

Sasso Caveoso I sassi di Matera

L'architettura in negativo

Il Sasso Barisano e il Sasso Caveoso con le loro case-grotte e le chiese rupestri sono esempi di architettura in negativo che rendono Matera straordinaria. Con architettura in negativo si intende l’opposto dei criteri usati per costruire, dove si aggiunge materiale e si crea una struttura.

A Matera l’architettura avviene per sottrazione, si toglie, si scava e questo non lascia nessun margine all’errore. Spesso si definisce tufo quello che in realtà è calcarenite la roccia cui di cui è fatta Matera.

Per comprendere Matera, oltre ad essere affascinati dallo straordinario paesaggio che regala in ogni angolo, è fondamentale visitarla dall’interno, per comprendere come l’uomo ha saputo dare forma al territorio.

Il Palombaro Lungo

Il Palombaro Lungo

L’acquedotto arriva a Matera solo nel 1927, ma l’acqua non è mai mancata in città, grazie allo straordinario sistema idrico di canalizzazione e cisterne per il recupero dell’acqua piovana. 

Il luogo simbolo dell’acqua è Palombaro Lungo, un’immensa cisterna scavata nel sottosuolo con una capacità di cinque milioni di litri d’acqua. Realizzata nel Cinquecento e costantemente ampliata fino all’Ottocento. E’ uno scavo artificiale non una grotta naturale per conservare le acque sorgive ed alimentare le numerose fontane pubbliche .

Visitando il Palombaro Lungo, si possono ancora vedere i segni lasciati dall’acqua, oltre al rivestimento delle pareti interamente intonacate in terracotta sbriciolata per renderle impermeabili.

Ancora, si possono vedere i sei buchi allineati sul soffitto attraverso i quali passavano i secchi per il prelievo dell’acqua.

Con l’acquedotto pubblico il Palombaro Lungo viene dimenticato; solo negli anni Novanta del secolo scorso, i vecchi ricordi di una grande cisterna affiorano, così come affiorano in Piazza Vittorio Veneto, la piazza sovrastante alla cisterna, grosse macchie di umidità. Si inizia a scavare e viene trovato il troppo pieno.

Nel 1991 i sub entrano per la prima volta nella cavità e vi trovano 8 metri d’acqua. Sarà proprio questa straordinaria riscoperta uno dei motivi principali per conferire alla città il riconoscimento di Patrimonio dell’umanità Unesco nel 1993.

Casa Cava

Casa Cava

Casa Cava è il simbolo della rinascita di Matera, un antica cava abbandonata diventata discarica oggi è il centro culturale di maggior interesse in città.

Nel 1991 inizia il lavoro di ricerca e restauro di quella che doveva essere un’antica casa contadina, gli scavi proseguono e, separato da una sola parete, si scopre un ampio ambiente: Casa Cava, oggi è il solo auditorium ipogeo al mondo con una perfetta acustica grazie alla calcanerite che è fonoassorbente.

La vita nei Sassi

sasso caveoso

Un tempo Matera si risolveva essenzialmente nei Sassi e nella Gravina, l'altopiano murgico che li accoglie, solcato dall'omonimo torrente. La vita si sviluppava negli anfratti e negli antri dei due rioni che poi sarebbero stati scavati e ingranditi all'interno e all'esterno con i materiali di risulta. Certo, che particolari, spesso limitate a un'unica stanza - o a pochi vani che si susseguivano l'uno all'interno dell'altro-... il cui soffitto costituiva il pavimento della casa-grotta superiore, e a sua volta porzione di un ulteriore spazio e così via: un reticolato di pietra, nel quale si facevano largo delle scalette che vi consentivano l'accesso. Senza elettricità, senza fognature , senza acqua potabile, con aria e luce proventi esclusivamente dalla porta d'ingresso, un analfabetismo di massa... La vita scorreva dunque all'insegna del sacrificio e della capacità di adattamento della resilienza che permetteva agli abitanti- contadini, artigiani, operai, piccoli commercianti- di affrontare la miseria e superare le avversità. Fondamentale, in un contesto del genere, la solidarietà che permeava l'esistenza delle famiglie, favorita dalla struttura dei "vicinati", cioè i piccoli quartieri in cui erano suddivisi il Sasso Barisano e il Sasso Caveoso: tutti si conoscevano e, all'occorrenza, si sostenevano. Così le difficoltà venivano temperate dallo spirito comunitario che rendeva le giornate meno avvilenti.

Casa di Vico Solitario

La casa-grotta di Vico Solitario

Per comprendere le condizioni abitative che hanno portato alla sfollamento dei Sassi è fondamentale visitare una delle tante case-grotte trasformate in case museo, la Casa di Vico Solitario nel Sasso Caveoso è un perfetto esempio.

Originaria del 1700, un unico ambiente, con una volta a botte una porta d’ingresso e una piccola finestra le uniche fonti di luce e aria della struttura. Qui convivevano uomini e animali in particolare il mulo e le galline.

Il mulo, una delle ricchezze della famiglie contadine, aveva una sua nicchia e, in un altra piccola nicchia, si conservava lo stallatico che aiutava a scaldare la casa. Solo durante gli anni Cinquanta si comprense che il mulo attirava l’anofele della malaria, ossia la zanzara che trasmette la malattia all’uomo.

L’arredo era semplice: un grande letto con un materasso riempito con foglie di granoturco, sollevato dal pavimento per evitare l’umidità, ma anche per poter ospitare, al di sotto, la chioccia con i pulcini. Ai piedi del letto la culla del bambino più piccolo usata solo di giorno, la notte diventava il letto per i fratelli più grandi, così come il comò che, oltre a contenere i pochi indumenti della famiglia, veniva aperto durante la notte per trasformarsi in letto per i bambini.

Il cassone del grano conteneva la farina per realizzare il pane, i legumi e la biada per gli animali.

Le famiglie erano numerose e la casa di Vico solitario ha ospitato nuclei familiari composti di undici persone.

A questo va aggiunto che la mortalità infantile, negli anni precedenti allo sfollamento, era altissima, il tracoma e la malaria colpivano con particolare durezza i bambini.

La casa-grotta di Vico Solitario
I timbri del pane

Il pane di Matera

In una società contadina come quella di Matera si svilupparono forti legami di vicinato: la condivisione dello spazio comune, intorno al pozzo, spingeva le persone a diventare una sola grande famiglia, unita dall’aiuto reciproco di stampo cristiano.

Ogni famiglia impastava personalmente il pane che veniva poi cotto nei forni a legna del borgo. Per riconoscere l’impasto ogni materana incideva un segno con appositi timbri (spesso le le iniziali della famiglia o forme antropomorfiche). Nascono così i timbri del pane. Oggi la loro produzione è rivolta ai turisti e si sono trasformati in richiesti souvenir.

Il pane di Matera che, arrivava a pesare fino a cinque chilogrammi, con la sua caratteristica forma presenta, ancora oggi, i tradizionali tre tagli nell’impasto a rappresentare la santissima trinità.

Sempre nell’ottica del vicinato, il pane non mancava mai a nessuno: alle famiglie più povere veniva donato dai vicini.

La casa-grotta di Vico Solitario

La cucina è piccola e in ambiente ricavato in una nicchia. La famiglia consuma i pasti attorno ad un piccolo tavolo con un unico piatto centrale da cui condividere il cibo.

Nelle pareti mensole scavate nella calarenite ed appesi gli utensili di uso quotidiano.

Durante l’inverno si affitta il telaio per la tessitura e la lavorazione del cotone per realizzare gli indumenti della dote delle ragazze.

In casa è presente un braciere non solo per riscaldare ma soprattutto per combattere la forte umidità.

La casa era umida e, nelle giornate piovose, era necessario raccogliere lo stillicidio dell'acqua in un catino e spostare il letto di bambini.

La casa-grotta non è dotata di servizi igienici né di acqua potabile, ma nel pavimento è possibile individuare un sistema di canalizzazione delle acque piovane.

Ma non era solo l'acqua per l'igiene domestica il problema in quelle case-grotte: si aggiungevano cento altre difficoltà connesse alla vita contadina: il mulo in spazi ristretti, la pulizia della stalla e il trasporto del letame in campagna come concime, la paglia da portare in casa per la bestia, il grano da conservare per farci la farina e il pane per tutto l'anno e quello da vendere nel momento più opportuno: sarebbe veramente tutto da raccontare lo straordinario senso di sacrificio nella vita quotidiana dei nostri genitori.

La casa-grotta di Vico Solitario è stata abitata fino al 1956.

Consigli di lettura

Andare per Matera e la Basilicata di Eliana Di Caro Un itinerario che attraversa la Basilicata e i suoi centri più famosi partendo da Matera, a cui è dedicato ampio spazio.

La voce di Matera. Storie da la Martella di Francesco Paolo Francione La nascita del borgo rurale La Martella con la legge 619 del 17 maggio 1952, che prevede lo svuotamento dei Sassi per le pessime condizione igienico sanitarie in cui le famiglie vivono: grotte umide, promiscuità e convivenza con animali.

Disclaimer

All’interno del post trovate i link Amazon per l’acquisto dei libri. Se cliccate sul link ed acquistate il libro, io ricevo una piccola percentuale sulla vendita, ma voi non avrete nessun costo aggiuntivo.

Acquistando da questi link contribuirete a supportare il mio blog, permettendomi di ampliare i contenuti di cui godete gratuitamente.

Grazie!

Ti potrebbe interessare

Ciao, sono Paola, lettrice da sempre e viaggiatrice da molto. Libri e viaggi, più che passioni per me sono due vere ossessioni.

I miei articoli pubblicati su riviste e online.

 

 

Una valigia piena di libri

unavaligiapienadilibri@gmail.com

©PAOLAVIGNATI 2019 - 2023 E' VIETATA LA RIPRODUZIONE ANCHE PARZIALE DI IMMAGINI TESTI E CONTENUTI SENZA AUTORIZZAZIONE

error: Questo contenuto è protetto da copyright
Ricevi gli ultimi articoli

ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER