Il tempo sospeso

Leggere ai tempi del coronavirus

Stiamo vivendo una situazione talmente nuova e devastante, che si fatica non solo a definirla, ma soprattutto a comprenderla. Siamo tutti privati della nostra libertà di movimento per un bene maggiore e fondamentale la salute della nostra Patria.

Ogni giorno, nella nostra vita quotidiana, dimentichiamo di essere liberi e in buona salute. Dimentichiamo i due aspetti essenziali che ci permettono di vivere l’esistenza con le sue infinite sfaccettature.

Mi sembra passato molto tempo da quando prendere un aereo era un gesto abituale, da quando visitare un posto nuovo era un’esperienza entusiasmante. Sono tornata da circa due mesi dal mio ultimo viaggio eppure è così lontano, come svanito nel tempo. Un tempo diverso. Un tempo che ho sempre dato per scontato.

Ora siamo nelle nostre case. Ricche di ogni genere di comfort, tuttavia qualcosa in noi non sembra funzionare. Mancano gli strumenti per affrontare psicologicamente la quarantena, sul web si moltiplicano iniziative più o meno inutili. Continuare a scrivere #andràtuttobene, reiterare una banalità non la farà diventare vera, se ognuno di noi non si impegna concretamente. Questo è il fulcro del problema. Siamo tutti bravi fino quando nessuno tocca il nostro piccolo orticello. Ognuno sembra avere una motivazione che ritiene valida per uscire di casa.

Il vero problema è molto più profondo e risiede nella nostra società, in quello che siamo diventati in questi anni: individualisti, sempre di più, e, sempre più incattiviti con l’altro. Una rabbia repressa cova latente e pronta ad esplodere. La nostra civiltà postmoderna e ipertecnologica sta regredendo a livelli di civiltà infimi.

Il nichilismo governa le nostre vite, le nostre giornate riempite di impegni che devono essere tutti svolti con la massima urgenza e tempestività. Produrre è l’unico standard con cui viene valutato il valore di una persona. Così corriamo tutti verso qualcosa. Corriamo su un tapis roulant.

Abbiamo paura di fermarci: rallentare è pericoloso: sia ai fini lavorativi che personali. Fermarsi significa avere del tempo libero o meglio vuoto e avere il coraggio di non riempirlo come i soliti anestetizzanti tecnologici.

Rimanere isolati fa paura, non torneremo più forti (altra banalità che viene ripetuta come un mantra, insieme ai canti da balcone) se non prendiamo coscienza di quello che siamo diventati. Questa quarantena può essere una grande occasione per ognuno di noi: per riflettere, per fermarsi a pensare, per capire dove stiamo andando, ma soprattutto per invertire la rotta.

Ci serve un esperto per tutto, da soli non sappiamo più fronteggiare niente. Ci affidiamo speranzosi a orde di tecnocrati che governano le nostre vite: ci serve che qualcuno che ci spieghi come affrontare ogni singolo aspetto della nostra vita. I problemi diventano insormontabili quando la soluzione viene solo dall’esterno. Resilienza, assertività, empatia e comfort zone, sono diventate parole vuote e imbecilli ripetute da decine di esperti in non precisate materie. Ma davvero ci servono i mental coach? Ma davvero qualcuno ci deve dire che lavarci le mani è importante?

Ma davvero non siamo più in grado di pensare autonomamente ?

Le frasi fatte rappresentano la banalità che governa la nostra società, ecco un esempio: un abbraccio virtuale scritto su internet . Mi pare ovvio che se comunichiamo tramite web l’abbraccio sia già virtuale senza bisogno di ulteriori, inutili, specifiche.

La lettura in questi giorni è un valido alleato contro il bombardamento di notizie terrificanti a cui siamo sottoposti: ancora una volta iper connessi al web, alla tv, alle bufale, create ad uso e consumo di analfabeti funzionali, che le diffondono creando il panico, virali quanto il covid.

In questi giorni più che mai…

Leggere ci dà un posto dove andare anche quando dobbiamo rimanere dove siamo.

Mason Cooley

Leggere permette di incontrare nuovi mondi, nuove persone ma soprattutto pensieri diversi dal proprio, pensieri che allargano la mente.

Leggere allontana dal tempo presente, dall’immediatezza e dall’urgenza. Il tempo scorre diversamente quando un libro ci sta parlando, la lettura è solitaria ma universale.

Questa è la parte più bella di tutta la letteratura: scoprire che i tuoi desideri sono desideri universali, che non sei solo o isolato da nessuno. Tu appartieni.

Francis Scott Fitzgerald

Attraverso i libri la cosa più bella che possa accadere è incontrare se stessi, percepirsi più profondamente. Pensare in questi tempi è la vera rivoluzione.

Pensare autonomamente in questa surreale primavera italiana è la vera libertà che possiamo e dobbiamo concederci.

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Ciao, sono Paola, lettrice da sempre e viaggiatrice da molto. Libri e viaggi, più che passioni per me sono due vere ossessioni.

I miei articoli pubblicati su riviste e online.

 

 

Una valigia piena di libri

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