Libri sulla Corea del Nord

Una selezione di libri sulla Corea del Nord per conoscere il paese più misterioso del mondo.

Libri sulla corea del Nord

La mia lotta per la libertà di Yeonmi Park l’autrice nasce nel 1993 a Hyesan, Corea del Nord. Ora è un’attivista per i diritti umani dei nordcoreani tra le più conosciute al mondo. 

Il suo libro di memorie racconta, oltre alla drammaticità della vita nel regno eremita, una storia di speranza, determinazione e la grande forza della sua famiglia. 

Tra i molti meriti della Park c’è quello di aver raccontato con coraggio il traffico criminale di essere umani in Cina. Traffico che l’ha vista protagonista. 

L’autrice e sua madre fuggono dalla Corea del Nord.  Dopo aver attraversato il confine ed essere giunte in Cina, senza nemmeno capire perché qualcuno le avesse aiutate gratuitamente vengono vendute dai trafficanti come mogli per uomini cinesi. Uomini spesso violenti, con problemi mentali, alla ricerca di schiave a basso costo. 

Questa drammatica testimonianza non riguarda solo Yeonmi, ma la maggior parte delle donne nordcoreane che raggiungono la Cina, sicure di essere in salvo. 

La madre di Yeonmi (offrendosi al posto della figlia tredicenne) fu stuprata molte volte dai trafficanti di essere umani, ad ogni vendita, prima di essere ceduta al marito. 

Altre donne, tenute in schiavitù, sono costrette a prostituirsi o a lavorare in videochat erotiche. 

Soffrivo molto nel vedere ciò che eravamo costrette a subire io e così tante altre donne ragazze per poter sopravvivere in Cina. Vorrei che tutto questo non fosse mai accaduto e che io potessi non parlarne mai più: ma è necessario che tutti sappiano la scioccante verità sul traffico di esseri umani. Se il governo cinese interrompesse la sua spietata politica di rimandare indietro rifugiati nordcoreani, gli intermediari perderebbero tutto il loro potere di sfruttamento rispetto a queste donne trattate come schiave. Ma naturalmente, se la Corea del Nord non fosse l'inferno in terra, qual è, queste donne non avrebbero nessun bisogno di fuggire.

Yeonmi e sua madre attraversano prove durissime: la vita in Cina, una fuga nel deserto del Gobi in pieno inverno, raggiungono la Mongolia ed infine Seoul. 

Qui si palesano nuove sfide, ma Yeonmi è determinata, studia con una volontà incredibile, arriva a pesare trentasei chili, il suo impegno la assorbe totalmente, ben consapevole che l’integrazione non sarà facile.  

La forza dell’autrice, di sua madre, il ricordo del padre morto e la speranza di trovare la sorella, anche lei fuggita, porterà Yeonmi ad una fama mondiale. 

Il governo nordcoreano si interessa a lei, tanto da mostrarla in tv come un fantoccio della Corea del Sud. 

Sono estremamente grata per due cose: di essere nata in Corea del Nord e di essere fuggita dalla Corea del Nord. Entrambi gli eventi mi hanno formato e non cambierei mai la mia vita con una pacifica e tranquilla.

Fuga dal campo 14 di Harden Blaine La vita e la fuga dell’unico prigioniero sopravvissuto al famigerato campo 14, una prigione a cielo aperto. 

I campi di prigionia sono una realtà in Corea del Nord documentata e verificata con le rilevazioni satellitari. 

I campi a regime duro, come il campo 14, sono prigioni a vita dove i detenuti sono trattati come schiavi e sfruttati per lavori pesanti fino alla morte. 

Per finire in un campo basta una delazione, oppure avere parenti fuggiti in Corea del Sud. 

Il protagonista Shi Dong-hyuk nasce nel campo 14 e non conosce altra realtà. Nessun tipo di istruzione, solo fame paura e violenza. 

La madre lo picchiava, e ai suoi occhi lei non era che una rivale per il cibo. Il padre, a cui le guardie permettevano di dormire con la madre solo cinque notti l'anno, lo ignorava. Il fratello era un totale sconosciuto. Gli altri bambini del campo erano inaffidabili e violenti. Prima di qualsiasi altra cosa Shin imparò a sopravvivere denunciando e tradendo ognuno di loro. Amore, pietà e famiglia erano parole prive di significate. Dio non era né morto né scomparso: Shin semplicemente non lo aveva mai sentito nominare…. All'inferno c'era nato e cresciuto, e ne aveva accettato i valori. L'inferno era la sua casa.

Shi Dong-hyuk vivrà così fino ai ventitré anni, quando grazie ad una rocambolesca fuga raggiungerà prima la Cina e poi Seoul. 

La sua storia è raccontata dal giornalista americano Blaine Harden, in questo testo divenuto un best seller mondiale. 

Harden alterna il racconto della vita di Shin con la storia recente della Corea del Nord: la carestia degli anni Novanta, le élite di Pyongyang. 

Una volta raggiunta la libertà Shin, come tutti gli altri profughi nordcoreani, ha enormi difficoltà di adattamento: non riesce a fidarsi delle persone, non capisce come comportarsi, abbandona tutti i lavori che gli vengono offerti. Seppur con un sostegno economico e psicologico prima a Seoul, poi negli Usa non trova il suo posto nel mondo. Un mondo che gli appare estraneo. 

Shi Dong-hyuk, anni dopo la pubblicazione del libro, ha dichiarato di aver mentito su molti racconti contenuti nel testo. Omesso o arricchito fatti. Questo non toglie valore alla sua testimonianza. Per comprendere il suo atteggiamento è necessario sospendere il giudizio di essere umani liberi cresciuti in una democrazia. Il protagonista ha vissuto e si è formato in stato di paura permanente in cui il tradimento, la delazione e la lotta per la sopravvivenza hanno permeato la sua crescita. 

Paradiso n.3 di Kang Hyok  l’autore racconta la sua vita in Corea del Nord nell’estremo settentrione al confine con la Cina. I suoi nonni vivevano in Giappone durante il periodo coloniale e, come molti coreani, decisero di ritornare in patria dopo il 1945. Credendo nell’ideologia comunista donarono ingenti somme al partito. 

Per ringraziare le "famiglie patriottiche" come la nostra, Kim Il-sung aveva distribuito alcuni privilegi. Ai miei nonni era stato riservato il favore di avere una bella casa. La vita è stata dura fin dall'inizio, anche perché eravamo una famiglia numerosa.… Quasi subito, tutti si sono pentiti.

La vita quotidiana è una sequenza infinta di privazioni e menzogne: fin dalla scuola Hyok impara a denunciare gli amici, a credere ciecamente a tutte le falsità sulla famiglia Kim.

Me ne rendo conto solo adesso, ma la scuola è riuscita a inculcarci un comportamento conformista che per noi era diventato perfettamente naturale.

I privilegi della famiglia di Hyok finiscono durante l’atroce carestia degli anni Novanta, carestia provocata dal regime.

Dopo la condanna del padre, la sua famiglia decide di scappare in Cina attraversando il fiume Tumen gelato. Hyok affronta un lungo e pericoloso viaggio: Cina, Vietnam, Laos, Cambogia e Thailandia per giungere a Seoul. Finalmente libero deve accettare una dura realtà:

Provavamo un'immensa collera, una terribile umiliazione all’idea di essere vissuti nell'impostura, all'idea che la maggior parte delle cose che avevamo imparato nel Nord non solo non sarebbe servita a nulla, ma sarebbe stata d'impaccio. Nulla è più degradante che rendersi conto delle dimensioni di una menzogna totale, che ingloba tutta la nostra esistenza e ci costringe a rimettere tutto in discussione. … ma, la cosa più esaltante nella Corea del Sud è l'emozione di sentirmi libero. E’ una sensazione che avverto fin dentro la carne. Nella Corea del Nord, ci educavano a non aspirare neppure alla libertà. Ma come non sentirmi umiliato in questa Corea del Sud moderna e influente, che ci ha senza dubbio accolto, ma che ci guarda come essere inferiori?… Sembra che si tratti di un paradosso comune fra i "rifugiati", questa gioia di essere in un paese libero, mescolato alla nostalgia dei paesaggi da incubo da cui siamo fuggiti.

L’accusa di Bandi Questa testimonianza è l’unica di un autore che vive attualmente in Corea del Nord. Bandi è uno pseudonimo e significa lucciola. Una scelta simbolica. 

Bandi raccoglie nei suoi racconti la durezza e le atrocità del regime, lo stato di terrore in cui milioni di persone vivono ogni giorno. La critica seppur sagace è durissima. 

Myeong-cheol aveva voglia di piangere con tutta l’anima e di battere i pugni a terra. Ma non poteva lasciarsi andare così, perché, a volte anche i singhiozzi erano considerati una ribellione e potevano costare una condanna a morte. Ecco, era questo il mondo in cui viveva. La legge esigeva che il popolo ridesse, malgrado le sofferenze e che ingoiasse malgrado l’amarezza.

Bandi scrive questi racconti tra il 1989 e il 1995. Quando un’amica decide di fuggire in Cina, l’autore prova ad affidarle il suo testo. La donna rifiuta ma, dopo molti mesi, lo contatta tramite un rappresentante di ONG che si reca in Corea del Nord e recupera il manoscritto. Quest’uomo passerà la frontiera con la Cina, nascondendo “L’Accusa” nei libri di propaganda della Corea del Nord. 

La vicenda di Bandi ricorda Solzenicyn scrittore dissente in URSS, che aveva fatto passare clandestinamente “Arcipelago Gulag” in Occidente. Frutto dei suoi anni di prigionia in gulag staliniano. Solzenicyn dopo la pubblicazione fu espulso dall’Unione Sovietica. 

Bandi, ancora peggio, rischia la vita per la sua denuncia contro il regime. 

Non abbiamo notizie dell’autore dopo la pubblicazione del libro in Corea del Sud. Se la sua identità fosse trapelata le opzioni sarebbero un campo di prigionia o la condanna a morte. Ma l’autore ci consegna la sua testimonianza con queste parole: 

Se la mia opera sarà pubblicata in Corea del Sud, ciò basterà a rendermi felice.

La ragazza dai setti nomi di Hyeonseo Lee  L’autrice racconta la sua fuga da Hyesan, Corea del Nord. Grazie ad un songbun (la Corea del Nord classifica i suoi abitanti in base ad un rigido sistema di caste sulla base del background familiare) elevato la famiglia di Hyeonseo vive in condizioni buone per gli standard nordcoreani. 

Durante la sua infanzia la Lee racconta la vita in Corea del Nord, come la morte di Kim Il-sung. 

Era perfetto e onnipotente, talmente al di sopra del genere umano che una parte di me non credeva nemmeno che fosse reale. Nessuno di noi pensava che avesse bisogno di dormire o di urinare. Eppure era morto. Una finestra mi si aprì la mente.

Tuttavia la giovane Hyeonseo, per una bravata adolescenziale, attraversa da sola, il vicino confine con la Cina. Non rivedrà la sua famiglia per i dieci anni successivi. 

La ragazza dai sette nomi racconta la sua storia vera: dalla Corea del Nord a Seoul, attraverso la Cina. Un viaggio durato anni. Sette sono le identità che Hyeonseo assumerà durante la sua fuga, con la paura di perdere se stessa. 

Una volta giunta a Seoul nuove sfide attendono la protagonista.

Cominciai a riflettere a fondo sul tema dei diritti umani. Una delle principali ragioni per cui la distinzione fra oppressori e vittime è tanto sfumata in Corea del Nord e che nessuno laggiù ha la minima idea di questi diritti. Per sapere che i tuoi diritti vengono violati, o che tu stai violando quelli di un altro, prima devi sapere di averli, e quali sono. Ma senza nessuna informazione sulle società del resto del mondo, nella Corea del Nord non può esistere una simile consapevolezza. È per questo che in genere le persone scappano dal paese: perché hanno fame o sono nei guai, non perché hanno fame di libertà.

Hyeonseo lotta duramente, studia, si laurea e diventa attivista e portavoce dei diritti umani per i nordcoreani. 

Stavo per scoprire che la lingua e i valori che credevo condivisi fra il Nord e il Sud si erano evoluti in direzioni molto diverse. Dopo sessant'anni di separazione e di scambi quasi inesistenti, ormai non eravamo più lo stesso popolo. I transfughi annaspano perché la formazione che hanno ricevuto in patria vale poco o nulla in un paese sviluppato. Se sono troppo vecchi per tornare a scuola, devono accettare lavori non qualificati; se sono abbastanza giovani, si ritrovano terribilmente indietro rispetto ai loro coetanei e perdono presto la loro fiducia in se stessi. E siccome di solito i nordcoreani fanno dei lavori poco pagati e sostanzialmente privi di status, i sudcoreani li guardano dall'alto in basso. La discriminazione la condiscendenza raramente sono esplicite, ma si avvertono. Per questa ragione molti transfughi tentano di cambiare accento di nascondere la loro identità quando vanno a cercare lavoro. Quando lo scoprii ne fui profondamente ferita. In Cina avevo tenuto nascosta per anni la mia vera identità: avrei dovuto nascondermi anche lì?

Come siamo diventati nordcoreani di Krys Lee L’autrice sudcoreana insegna scrittura creativa alla Yonsei University di Seoul, inoltre si occupa di accoglienza ai profughi nordcoreani. 

Il romanzo nasce dalla sua esperienza e dai racconti di chi è riuscito a fuggire. 

I tre narratori sono: Youngju, figlio di una famiglia privilegiata di Pyongyang, caduta in disgrazia e costretta alla fuga. 

Danny adolescente coreano, immigrato negli Stati Uniti con il padre, che ritorna in Cina in un momento di crisi personale per stare con la madre. 

Jangmi una donna nordcoreana che riesce ad attraversare il fiume Tumen, il confine geografico tra Corea del Nord e Cina, per sposare un cinese o meglio per essere comprata da questo uomo. 

Non si raccontano le atrocità del regime, ma il dramma dei profughi una volta raggiunta la Cina. Sono costantemente in pericolo: vengono sfruttati dai Joseon-jok, cinesi di etnia coreana, che in cambio di duro lavoro offrono vitto e alloggio. I nordcoreani non hanno documenti, sono clandestini e possono essere denunciati in ogni momento da chiunque; la minaccia del rimpatrio, delle terribili conseguenze della fuga li costringere e vivere nascosti in condizioni atroci. 

Cercano aiuto, ma quasi mai lo ottengono, raggiungere la Corea del Sud implica viaggi rischiosi attraverso il sud est asiatico. 

Cercano sostegno nelle chiese cristiane, spesso sovvenzionate da benefattori di Seoul. I religiosi corrono enormi rischi aiutandoli a passare il confine.

“L'unica cosa giusta da fare è aiutarlo a uscire dalla Cina”. ”E credi sia facile?". Il pastore sembrò arrabbiarsi, poi assunse un'espressione avvilita. "Ai tempi dell'università, usai buona parte dei miei pochi soldi per accogliere sfamare le prime vittime della carestia che attraversavano il fiume. Erano gli anni Novanta, quando la fame raggiunse il culmine… dovete capire che da allora la repressione è stata feroce".

L’impero del mai di G.De Nicola e M. Del Corona Una serie di mini saggi sulla Corea del Nord vista su due assi. 

Il primo nord-sud ovvero la contrapposizione tra il regime di Pyongyang e Seoul. 

L'identità coreana è largamente definita dalla sua divisione.

La retorica del nemico, la feroce propaganda non veniva utilizzata solo al Nord ma anche al Sud, fino agli anni Novanta, ovvero prima della transizione democratica di Seoul. 

… Miravano a identificare il Nord come il nemico e quindi a giustificare uno Stato fortemente autoritario che censurava il flusso di informazioni verso i cittadini…I testi scolastici si sono sempre rivelati un mezzo efficace da parte dei governi sudcoreani per sostenere ideologicamente la retorica anti-nordcoreana e con il tempo avrebbero contribuito alla costruzione di un'identità nazionale.

Con la Sunshine Policy si aprì un periodo di speranza verso la riunificazione, che però portò con sé molti dubbi.

I Sudcoreani, su un piano puramente emotivo, non mettono in dubbio che un giorno la riunificazione avrà luogo, ma sono consapevoli dei costi economici e sociali che, oggi, essa comporterebbe per il loro paese. Incombe lo spettro di una Germania dell’Est…

Il secondo asse di analisi del mondo nordcoreano è est-ovest ovvero come il regno dei Kim viene rappresentato dall’Occidente, attraverso film, racconti  e musica.

La Corea del Nord è spesso rappresentata come la quintessenza dell'altro. È aliena a noi, strampalata e incomprensibile. Rappresenta tutto quello che noi non siamo. Offesi dall'imposizione di un'opinione, siamo incapaci di empatia con un'entità così strana, tendiamo a imporre le nostre immagini e interpretazioni.

Il signore degli orfani di Johnson Adam la Corea del Nord narrata da americano, il libro è diventato presto un best seller, dopo aver vinto il Pulitzer nel 2013. 

Park Jun Do è figlio di una cantante sudcoreana rapita dal regime dei Kim e di un influente nordcoreano direttore di un orfanotrofio. 

Il piccolo Jun Do cresce in orfanotrofio in una posizione privilegiata, grazie suo padre, decide i nomi dei piccoli abbandonati e seleziona i più grandi per il lavoro. 

Sempre con l’aiuto del padre, il Signore degli Orfani, avrà una via privilegiata per fare carriera nei meandri di un sistema corrotto fino al midollo: il regno eremita della Corea del Nord. 

Jun Do diventa un abile rapitore di sudcoreani e giapponesi. Può sembrare assurdo; ma la Corea del Nord negli anni Settanta e Ottanta ha rapito decine di persone. Attori, cantanti, registi furono sequestrati allo scopo di allietare i Kim. Allo stesso destino andarono incontro anche molti cittadini comuni.

C'era un giapponese. Che portava passeggio il cane. E poi non c'era più. Per tutte le persone che lo conoscevano era sparito.

Dopo i rapimenti Jun Do diventa una spia a bordo dei pescherecci nordcoreani, quindi un  Eroe della Nazione per una missione oltreoceano. 

Missione che fa nascere in Park grossi dubbi: 

… cominciò a odiare il suo piccolo remoto paese d'origine, quella terra di misteri e spettri e identità sbagliate.

Ma non esiste redenzione nella Corea del Nord, tutto il duro lavoro può essere distrutto da un mossa sbagliata, Jun Do è internato in un campo di prigionia nell’estremo nord. 

Sebbene riesca a fuggire assumendo l’identità del comandante Ga, verrà ucciso dal regime, che durante l’ennesima trasmissione di propaganda annuncia con grande enfasi la sua morte per mano americana.

Dunque, cittadini, non piangete. Guardate invece il busto di bronzo del comandante Ga che viene già eretto nel cimitero dei Martiri della Rivoluzione! Compagni, asciugatevi gli occhi, poiché le future generazioni di orfani saranno benedette dal nome di colui che è diventato un eroe e un martire. Per sempre, comandante Ga Chol Chun. In questo modo, tu vivrai per sempre.

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Ciao, sono Paola, lettrice da sempre e viaggiatrice da molto. Libri e viaggi, più che passioni per me sono due vere ossessioni.

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