
Tiziano Terzani
Il visionario artista che cambiato il volto dell’Isola
“Il viaggio non soltanto allarga la mente: le dà forma”.
Bruce Chatwin
Libro del mese
Lo scrittore portoghese, premio Nobel per la letteratura nel 1998, si trasferì da Lisbona a Lanzarote. Un esilio volontario dopo le furibonde polemiche suscitate dal suo libro “Il Vangelo secondo Gesù Cristo” del 1991. Tra il 1993 e il 1997 Saramago tenne un diario che darà vita ai Quaderni di Lanzarote. Saramago racconta di sé, della sua vita, dei suoi scritti, del grande amore per la moglie Pilar, dei viaggi in Italia, Cina. Ancora, di Pessoa e Tabucchi, ma soprattutto affronta un viaggio filosofico dentro i suoi libri. L’ispirazione per Cecità e le feroci critiche al Vangelo diventano momenti di riflessione filosofica, non solo su se stesso, ma sulla vita e il mondo che lo circonda. Lanzarote lo accoglie come una madre e il grande affetto dei suoi abitanti gli dona una vita serena e isolata, lontana dalla sua Lisbona.
Questo libro, che se ci sarà vita e la salute non mancherà di avere una continuazione, è un diario. Scrivere un diario e come guardarsi in uno specchio di fiducia, addestrato a trasformare in bellezza il semplice bell'aspetto o, nel peggiore dei casi, a rendere sopportabile la bruttezza massima. Nessuno scrive un diario per dire chi è. In altre parole, un diario è un romanzo con un personaggio solo. In altre parole ancora, e conclusive, la questione centrale suscitata sempre da questo tipo di scritti è, credo io, quella della sincerità.
Il piacere profondo, ineffabile, che è camminare in questi campi deserti e spazzati dal vento, risalire un pendio difficile e guardare dall'alto il paesaggio nero, scorticato togliersi la camicia per sentire direttamente sulla pelle l'agitarsi furioso dell'aria, e poi capire che non si può fare nient'altro, l'erba secca, rasente al suolo, freme, le nuvole si sfiorano per un attimo le cime dei monti e si allontanano verso il mare, e lo spirito entra in una specie di trance, cresce, si dilata, manca poco che scoppi di felicità. Che altro resta, allora, se non piangere?

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