César Manrique e Lanzarote

César Manrique e Lanzarote sono intimamente legati, se questa straordinaria isola si differenzia dal resto delle Canarie, il merito è di Manrique e della creazione dei Centri d’Arte: i Jameos de Agua, Taro de Tahíche (la casa del vulcano), il Monumento al Campesino, il Ristorante El Diablo, il Mirador del Río, il Giardino dei Cactus e il Castello di San José.

A Lanzarote si arriva attraverso César Manrique. Senza César Manrique le strade non avrebbero rispettato il paesaggio e la depredazione turistica avrebbe innalzato edifici al di sopra di montagne e logica. César Manrique ha salvato Lanzarote dalle brutture e convertito l'isola in un luogo dove gli esseri umani possono contemplare se stessi e cercare di capire in che rapporto stanno con la natura e quale sia la loro responsabilità. Lanzarote è una lezione che César Manrique ha saputo dare e che si prolunga nel tempo perché certi lasciti, come il suo, sono immortali.

Jameos de Agua

Jameos de Aqua César Manrique e Lanzarote

I Jaemos de Agua prima intevencíon (intervento) di Manrique per l’isola vennero realizzati negli anni Sessanta. Sfruttando i tunnel (jaemos) creati dalla lava.  

Durante le eruzioni vulcaniche la lava scivolò verso il mare, gli strati superiori si raffreddarono, formando una volta, l’oceano penetrò nella grotta creando la spettacolare laguna turchese. 

Manrique ebbe la geniale intuizione di realizzare uno spazio pubblico con giardini e bar attorno alla laguna, che si trovava in stato di abbandono. 

Il granchio albino

Jaemos de Agua

Nel lago vive una raro granchio albino cieco, Munidopis poymorpha, che è divenuto il simbolo dei Jaemos de Agua. 

La piscina e l'auditorium

Superata la grotta, Manrique progettò una sala da ballo ed una piscina lagunare circondata da palme. Utilizzata fino agli anni Settanta. 

Jameos de Agua César Manrique e Lanzarote

Infine l’auditorium con seicento posti a sedere sfruttando la naturale inclinazione della grotta. 

Jaemos de Agua

Jameos de Agua è stato concepito come un'opera d'arte globale, senza essere ridotto ai confini tradizionali delle arti. Qui si sviluppa una successione teatrale di spazi, dove gli elementi di contrasto (luce/ombra, ampiezza/strettezza, luce/buio, ecc.) ne evidenziano il carattere. La scoperta di un giardino segreto nelle profondità della terra sembra ricordare il Viaggio al centro della terra di Jules Verne.

La Casa del Vulcano

La Casa del Vulcano César Manrique e Lanzarote

Camminando sul terreno vulcanico di Taro de Tahíche Manrique scoprì cinque grandi bolle minerali che lo ispirarono a costruire una casa. La sua prima casa a Lanzarote (1968). 

La Casa del Vulcano

Manrique iniziò i lavori dal livello sotterraneo creando gallerie che collegavano le bolle vulcaniche esistenti.

La Casa del Vulcano

La villa si sviluppa su tre livelli in rapporto con il vulcano, ovvero l’elemento costitutivo della costruzione. 

Al livello superiore un’abitazione tradizionale con semplici finiture bianche. La dimora si apre, con grandi vetrate, verso la lingua lavica che la circonda e, a sua volta, la natura entra all’interno dell’edificio, in una fusione tra il vulcano e l’architettura. La contemplazione è a distanza.

La Casa del Vulcano
La Casa del Vulcano

Al livello intermedio lo studio di Manrique, il terreno vulcanico penetra nel laboratorio. 

Al livello inferiore zone relax e una piscina lagunare, nella totale immersione delle profondità vulcaniche.

La Casa del Vulcano César Manrique e Lanzarote

Il giardino presenta i tipici elementi vulcanici di Lanzarote ed è composto prevalentemente  da piante grasse, i muri perimetrali sono stati decorati dallo stesso Manrique.

La Casa del Vulcano

Fundación César Manrique

Manrique visse nella Casa del Vulcano dal 1968 fino al 1988.

Manrique con un gruppo di amici creò la Fundación César Manrique, una fondazione privata e autofinanziata con l’obiettivo di incentivare l’attiva artistica e culturale.  

L‘artista trasformò la villa nella sede della Fondazione il 27 marzo 1992.

Senza la fondazione César Manrique, Lanzarote non sarebbe quella che è. La fedeltà al legato di César, amplificato da nuove sensibilità e dall'indiscutibile amore di coloro che la dirigono e vi lavorano, fa volare l'isola, in quello che è un modo di salvare il mondo da tanta bruttura. Ci sono territori fortunati. E Lanzarote è uno di essi.

Monumento al Campesino

Monumento al Campesino César Manrique e Lanzarote

Il Monumento al Campesino (contadino)(1968) è una scultura alta quindici metri costruita con serbatoi di acqua in metallo recuperati dai pescherecci.

L’intento di Manrique, oltre alla notevole visibilità dell’opera, tanto da renderla un punto di riferimento urbano, era quello di omaggiare la cultura tradizionale di Lanzarote: artigianato, agricoltura e architettura tradizionale.  

L’installazione fu aspramente criticata, si ipotizzò la demolizione. Ma lo scrittore, Premio Nobel, Camilo José Cela, in vista sull’isola lodò l’opera, preservandone l’esistenza. 

Dopo la morte di Manrique venne realizzato il Museo del Campesino che ospita vari botteghe artigianali e un grande ristorante sotterrano. 

Monumento al Campesino César Manrique

El Diablo Timanfaya

El Diablo Timanfaya César Manrique e Lanzarote

Il ristorante El Diablo di Timanfaya (1969) nacque come centro di accoglienza per la visita alle Montanãs del Fuego, gli spettacolari vulcani di Lanzarote nel Parque Nacional de Timanfaya.

L'opera di Manrique riprende la geometria circolare dei vulcani sottostanti. La forma a UFO suggerita dall'artista evocava anche un elemento arroccato a terra, che un giorno avrebbe potuto decollare e tornare per lasciarlo intatto. Al centro del ristorante, Manrique progettò un giardino minerale vetrato nel quale integrò una scenografia riferita al luogo.

El Diablo Timanfaya

Il percorso, come in tutti i centri d’arte, gioca sull’effetto sorpresa: all’ingresso, il  muro in pietra vulcanica che impedisce la vista. 

El Diablo Timanfaya César Manrique e Lanzarote

Poi il grande forno circolare che sfrutta le temperature del terreno, ad oltre duecento gradi, in cui vengono cucinati molti cibi del ristorante. 

El Diablo Timanfaya

Mirador del Rio

Mirador del Río César Manrique e Lanzarote

Il Mirador del Río (1970), nel punto più settentrionale di Lanzarote, su un’altissima scogliera, ha una vista unica sull’isola La Graciosa e la cascate di lava solidificata.

Ancora una volta l’effetto sorpresa:  

Manrique rafforza la sorpresa, progettando una piazza d'accesso circondata da un gigantesco muro di pietra curvo, che abbraccia il visitatore, impedendogli di guardare verso l'orizzonte. In questo modo, il nuovo arrivato non è consapevole dell'altezza a cui si trova o della prospettiva nascosta che incontrerà dal bordo della scogliera.

Mirador del Río

Dopo il muro, un percorso sinusoidale, altro tratto distintivo di Manrique, che culmina un grande spazio luminoso con vista panoramica. La scala a chiocciola conduce al piano superiore ed infine alla terrazza che chiude il complesso.   

Mirador del Rio
sculture urbane

I giocattoli del vento

Con la complicità del Cabildo di Lanzarote, Manrique progettò una serie di sculture mobili di grande formato chiamate Juguetes del viento (giocattoli del vento). I pezzi sono punti di riferimento urbano sparsi per l'isola in costante movimento grazie alla forza del vento locale.

Giardino dei Cactus

Giardino dei Cactus César Manrique e Lanzarote

Il Giardino dei Cactus (1967-91) ex cava di ghiaia vulcanica abbandonata ridotta a discarica, prima dell’intervento di Manrique, che vide il potenziale del luogo.

Vedete quei monoliti che che spuntano dalla terra? Ebbene, quando la terra intorno a loro sarà rimossa, sembreranno monumentali sculture naturali di lava, fantastici obelischi che si ergeranno tra i cactus come se fossero cactus di pietra.

Manrique riportò alla vita un vecchio mulino abbandonato, necessario alla produzione e alla lavorazione dei coloranti naturali. In particolare la cocciniglia, parassita del cactus usato per produrre naturalmente il colorante rosso.

Il giardino ospita oltre quattromila piante di quattrocentocinquanta varietà di cactus proventi da ogni parte del mondo.

Giardino dei Cactus

Un anfiteatro naturale con gli elementi caratteristici dell’opera di Manrique: effetto sorpresa, scale a chiocciola, integrazione dei paesaggio naturale all’interno dell’edificio. 

Giardino dei Cactus César Manrique e Lanzarote

Casa del Palmeto

Casa del Palmeto César Manrique e Lanzarote

La Casa del Palmeto a Hária, ora casa museo, è stata l’ultima abitazione di César Manrique dal 1988 al 1992 anno in cui morì in un incidente stradale.

Manrique trasformò un’antica casa colonica in rovina nella sua dimora, circondata un giardino di palme.

La residenza rappresenta un vivo esempio di costruzione domestica vincolata all’architettura rurale di Lanzarote, i cui canoni sono interpretati da César Manrique da un punto di vista contemporaneo. Oltre alla casa, costruì una dépendance per il servizio domestico e un atelier per dipingere i suoi quadri.

Il patio dei limoni è l’ingresso alla residenza in tipico stile rurale con un pavimento in pietra lavica e gli oggetti usati nel mondo della pesca e dell’agricoltura locali. 

Nello spogliatoio degli ospiti gli abiti che Manrique usava nella vita quotidiana come le camicie gracioseras, tipiche di Lanzarote, ma anche kimoni e sandali giapponesi ricordo dei suoi viaggi. 

La camera da letto, il cui soffitto è rivestito di legno, secondo lo stile tipico delle Canarie. Dietro al letto un suo grande dipinto astratto della serie Enterrados. Lo spettacolare bagno privato dove la natura si integra con l’ambiente interno. 

La sala è la stanza centrale con tre grandi vetrate che incorporano la vista sul giardino e sulla piscina. L’elemento costitutivo è un grande camino di basalto, tutto attorno una ricca serie di ornamenti di ceramica canarina, grandi lampade progettate dall’artista e un pianoforte a coda. 

L’atelier è un ampio spazio rettangolare, isolato dalla casa, qui Manrique lavorava e dipingeva ogni giorno. Si presenta proprio come rimase dopo la morte del pittore.  

Castello di San José

Castello di San José César Manrique e Lanzarote

Il Castello di San José, (1974) una fortezza militare del XVIII secolo, in disuso, venne trasformata nel Museo Internacional de Arte Contemporáneo

L'intervento di Manrique ripristina il il castello esistente, ampliandolo a livello inferiore con un ristorante panoramico sul mare. Il collegamento tra l'edificio esistente e il nuovo piano è assicurato da una scala sinusoidale, inserita nella vecchia sede della cisterna. La ristrutturazione e l'ampliamento del castello da parte di Manrique mostra la separazione rispettosa della nuova costruzione che si trova un livello inferiore. Mentre l'edificio esistente era aperto verso la città, il nuovo intervento è rivolto verso l'orizzonte.

César Manrique e Lanzarote

Le sue principali fonti di ispirazione furono la tradizione e il paesaggio locale reinterpretati in una visione contemporanea.

Per la creazione dei centri d’arte Manrique scelse solo spazi degradati esistenti. Egli rifiutò sempre i luoghi incontaminati che gli venivano proposti.

Lottò strenuamente contro la cementificazione a scopo turistico, utilizzando solo risorse naturali locali

Anche i gruppi di lavoro erano locali, la collaborazione con il cabildo (il governo dell’isola) permise di creare e formare manodopera altamente specializzata, con l’obbiettivo di sviluppare un’economia sostenibile a lungo termine. 

Manrique era contrario alla rigida separazione delle arti, il suo coinvolgimento non fu solo artistico, ma anche paesaggistico: arrivò a progettare segnaletica stradale, illuminazione e le infrastrutture stradali, partecipando attivamente allo sviluppo della rete stradale di Lanzarote. L’artista limitò la larghezza della carreggiata, mai linee rette per non danneggiare il paesaggio, gli strati di asfalto si posarono e si sovrapposero alla terra vulcanica. 

Alcuni elementi che contraddistinguono i Centri d’Arte, tratti distintivi dell’opera di Manrique: 

– Percorso teatrale.  Il visitatore  segue un tracciato guidato, la vista è oscurata da grandi muri di pietra per poi aprirsi su visioni paradisiache creando l‘effetto sorpresa: panorami mozzafiato, piscine, oasi naturali o giardini interrati.   

– Accentuazione degli spazi secondari. Tutti gli spazi che spesso nell’architettura sono considerati luoghi di servizio nei progetti di Manrique sono spazi di primo piano. Ad esempio, le toilette del castello di San José hanno una vista straordinaria sull’oceano.

– Scale sinusoidali. Da semplici collegamenti a spazi di grande fascino. Le scale diventano protagoniste dei volumi al Mirador del Río, al Museo del Campesino, al Giardino dei Cactus, al Castello di San José.

un artista globale

César Manrique

César Manrique e Lanzarote

César Manrique nacque ad Arrecife, capitale di Lanzarote, nel 1919 in una famiglia agiata. Nel 1945 lasciò l’isola per studiare Belle Arti a Madrid, contro parere del padre che lo voleva architetto. Terminati gli studi rimase a vivere a Madrid, lavorando e partecipando alla scena culturale. Lavorò con architetti importanti realizzando murales e sculture, oltre ad alcuni progetti a Lanzarote. 

Nel 1964 si trasferì a New York, ma dopo due anni, all’età di quarantasette anni, si stabilì definitivamente a Lanzarote. L’isola era arretrata, turisticamente parlando, rispetto alle Canarie. 

Manrique con l’ispirazione prima e la collaborazione dopo dell’architetto Jesús Soto, ipotizzò uno sviluppo diverso per Lanzarote. 

Un turismo di alta qualità, non di persone ricche ma di qualità umana, perché Lanzarote è un'isola per la meditazione, enormemente plastica. E' giunto il momento di iniziare a vivere l'utopia.

Fondamentale per Manrique era coinvolgere ed educare la popolazione locale ad un approccio turistico responsabile, oltre a preservare l’isola della cementificazione selvaggia delle isole vicine.

Sebbene non fosse architetto creò, con la collaborazione di Ramíz Cerda, presidente del consiglio e l’amico Jesús Soto, un triumvirato che diede vita ai sette centri d’arte sopra descritti.

Manrique è un artista globale che integrò scultura, pittura e tutela del paesaggio. Senza essere architetto rappresentò al meglio i valori dell’architettura. 

Manrique morì tragicamente a Tahíche, nel 1992, in un incidente d’auto, a settantatré anni.  

Consigli di lettura

César Manrique e Lanzarote di Alejandro Scarpa. L’autore  è un architetto e la sua tesi di dottorato “César Manrique agopuntura urbana applicata a Lanzarote” è diventata l’opera scientifica di riferimento sull’architettura di César Manrique.

Questo testo è un indispensabile compendio alla visita dei centri d’arte di César Manrique. Un artista visionario, non un architetto, che ha cambiato il volto della più selvaggia isola delle Canarie.

L’intuizione dell’isola di Pilar del Río.  La moglie di Saramago racconta i loro anni sull’isola di Lanzarote, “diciassette anni di vita e venticinque libri scritti”.

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