Per la creazione dei centri d’arte Manrique scelse solo spazi degradati esistenti. Egli rifiutò sempre i luoghi incontaminati che gli venivano proposti.
Lottò strenuamente contro la cementificazione a scopo turistico, utilizzando solo risorse naturali locali.
Anche i gruppi di lavoro erano locali, la collaborazione con il cabildo (il governo dell’isola) permise di creare e formare manodopera altamente specializzata, con l’obbiettivo di sviluppare un’economia sostenibile a lungo termine.
Manrique era contrario alla rigida separazione delle arti, il suo coinvolgimento non fu solo artistico, ma anche paesaggistico: arrivò a progettare segnaletica stradale, illuminazione e le infrastrutture stradali, partecipando attivamente allo sviluppo della rete stradale di Lanzarote. L’artista limitò la larghezza della carreggiata, mai linee rette per non danneggiare il paesaggio, gli strati di asfalto si posarono e si sovrapposero alla terra vulcanica.
Alcuni elementi che contraddistinguono i Centri d’Arte, tratti distintivi dell’opera di Manrique:
– Percorso teatrale. Il visitatore segue un tracciato guidato, la vista è oscurata da grandi muri di pietra per poi aprirsi su visioni paradisiache creando l‘effetto sorpresa: panorami mozzafiato, piscine, oasi naturali o giardini interrati.
– Accentuazione degli spazi secondari. Tutti gli spazi che spesso nell’architettura sono considerati luoghi di servizio nei progetti di Manrique sono spazi di primo piano. Ad esempio, le toilette del castello di San José hanno una vista straordinaria sull’oceano.
– Scale sinusoidali. Da semplici collegamenti a spazi di grande fascino. Le scale diventano protagoniste dei volumi al Mirador del Río, al Museo del Campesino, al Giardino dei Cactus, al Castello di San José.