
Ciao, sono Paola, lettrice da sempre e viaggiatrice da molto. Libri e viaggi, più che passioni per me sono due vere ossessioni.
I miei articoli pubblicati su riviste e online.
Destinazioni, Europa, Lanzarote / by PaolaVignati / Lascia un commento
“La casa di Saramago a Lanzarote è una casa fatta di libri” così il premio Nobel per la letteratura José Saramago descriveva la sua casa di Lanzarote.
Arriviamo sempre nel luogo dove ci aspettano.
José Saramago, Il viaggio dell’elefante
Saramago arrivò sull’isola di Lanzarote, in una sorta di esilio volontario, per le feroci polemiche sul suo libro “Il Vangelo secondo Gesù“.
Il governo portoghese di Cavaco Silva aveva eliminato Il Vangelo secondo Gesù, scelto da tre istituzioni culturali, per rappresentare la letteratura portoghese in Europa.
L'idea di andare a vivere a Lanzarote nacque quando capì che doveva prendere le distanze da un governo che non rispettava i valori della Rivoluzione di Aprile.
Pilar de Río, L'intuizione dell'isola
Saramago ama e amerà profondamente l’isola. La descriverà con queste parole:
Il piacere profondo, ineffabile, che è camminare in questi campi deserti e spazzati dal vento, risalire un pendio difficile e guardare dall'alto il paesaggio nero, scorticato togliersi la camicia per sentire direttamente sulla pelle l'agitarsi furioso dell'aria, e poi capire che non si può fare nient'altro, l'erba secca, rasente al suolo, freme, le nuvole si sfiorano per un attimo le cime dei monti e si allontanano verso il mare, e lo spirito entra in una specie di trance, cresce, si dilata, manca poco che scoppi di felicità. Che altro resta, allora, se non piangere?
José Saramago


Saramago, con la seconda moglie, la giornalista e traduttrice letteraria Pílar del Rio, si stabilì a Lanzarote nel 1993 e visse sull’isola fino alla sua morte il 18 giugno 2010.
Diciassette anni di vita, tra la scrittura, le amicizie in visita e il grande amore per l’isola, raccontati nel suo diario Quaderni di Lanzarote. Definiti da Saramago la “memoria dell’esule“. Dal 1993 al 1997 Saramago descrive la sua vita a Lanzarote, con la moglie i cani gli amici, i rapporti con gli abitanti, ma anche i viaggi lontano dalle Canarie.
Questo libro è un diario... Nessuno scrive un diario per dire chi è. In altre parole, un diario è un romanzo con un personaggio solo. In altre parole ancora, e conclusive, la questione centrale suscitata sempre da questo tipo di scritti è, credo io, quella della sincerità.
José Saramago, I quaderni di Lanzarote

La casa di Saramago a Lanzarote, più precisamente a Tías, è semplice, ma di grande personalità.
Costruita con materiali locali con molti richiami all’isola come, ad esempio, il pavimento all’ingresso in pietra lavica e i quadri di César Manrique e altri artisti lanzaroteni.


Un grande salotto per accogliere gli amici e gli ospiti importanti in visita.
Solo per citarne alcuni, Sebastião Salgado, Saramago dopo aver visto le fotografie del futuro libro del fotografo, “Terra“, ne scriverà la prefazione.
Ancora, Bernardo Bertolucci, gli scrittori portoghesi Baptista Bastos, Carlos Reis, María Kodama, moglie di Jorge Borges (scrittore venerato da Saramago), il cineasta Mendes e il presidente della Repubblica portoghese Mário Soares.
Alle pareti i quadri di Ilda Reis, la prima moglie di Saramago, sua compagna per oltre vent’anni e madre della sua unica figlia.
Saramago chiamava la Casa di Tías in portoghese A Casa.

Circondato dai libri dei suoi autori preferiti, dai sassi raccolti per il mondo (Saramago era un grande viaggiatore, nel suo studio trovò l’ispirazione per scrivere moltissimo.
Questi i romanzi nati sull’isola: Il racconto dell’isola sconosciuta, Tutti i nomi, L’uomo duplicato, Saggio sulla lucidità, Le intermittenze della morte, Le piccole memorie, Il viaggio dell’elefante, Caino, Alabarde, Alabade.
Nel suo studio di Lanzarote, Saramago scrisse il suo capolavoro Cecità
Ho terminato ieri il Saggio sulla cecità, quattro anni dopo la comparsa dell'idea, avvenuta il 6 settembre 1991… Esattamente dopo tre anni e tre mesi, il 6 dicembre 1994, annotavo che trascorso tutto quel tempo, non ero ancora riuscito a scrivere neppure cinquanta pagine avevo viaggiato, ero stato operato di cataratta, mi ero trasferito a Lanzarote… E ho lottato, ho lottato molto, soltanto io so quanto, contro i dubbi, le perplessità, gli equivoci che continuamente mi si presentavano nella storia e mi paralizzavano. Come se ciò non bastasse, mi affliggeva l'orrore stesso di quello che andavo narrando. Finalmente è finita, non dovrò più soffrire. (9 agosto 1995)
José Saramago, I quaderni di Lanzarote
Nel discorso del premio Nobel, José Saramago ha offerto il miglior riassunto possibile di questo libro: "Ciechi. L'apprendista pensò: 'siamo ciechi', e si sedette a scrivere Cecità per ricordare a chi lo avrebbe letto l'uso perverso che facciamo della ragione, quando umiliamo la vita, che la dignità dell'essere umano è insultata tutti i giorni dai potenti del nostro mondo, che la menzogna universale ha soppiantato le verità plurali, che l'uomo ha smesso di rispettare se stesso quando ha perso il rispetto che doveva al proprio simile".
Pilar de Río, L'intuizione dell'isola

L’ampia cucina è affacciata sul giardino e sul mare. Qui Saramago accoglieva i suoi ospiti, pranzava con loro e condivideva idee e progetti. Un luogo di incontro che univa la necessità di nutrirsi e la gioia di condividere.
Ogni mattina si ripeteva lo stesso rituale.
Ogni mattina era un trionfo: arrivava in cucina, si preparava il tè, un succo d'arancia, fette tostate e yogurt, e si trasformava nel più grande chef del mondo. Non si diede mai per vinto, né permise a nessuno di interferire nella preparazione della sua colazione. Dominare la cucina e la culinaria in quel modo era il suo orgoglio. Cominciare il giorno guardando il mare, fare colazione, leggere i giornali segnavano l'avvio della giornata lavorativa di José Saramago…
Pilar de Río, L'intuizione dell'isola
Circondato dai libri dei suoi autori preferiti, dai sassi raccolti per il mondo, Saramago era un grande viaggiatore,
Pilar de Río, L'intuizione dell'isola

La casa di José Saramago, la Casa, è fatta di libri ripeteva spesso lo scrittore, ma di sicuro non pensava che sarebbe arrivato il giorno in cui avrebbe dovuto costruire una casa per i libri, che si moltiplicavano e reclamavano spazio. Destino volle che il terreno accanto alla Casa si fosse reso disponibile… José Saramago fu perentorio: "facciamo una biblioteca"...
Uno spazio ampio, luminoso, capace di accogliere i libri così che circondassero lo scrittore, che lì avrebbe concepito le sue ultime opere, ascoltando musica, ricreandosi nella contemplazione di quei libri che lo avevano accompagnato ed erano la sua pelle o la sua anima.Pilar de Río, L'intuizione dell'isola
In questa enorme biblioteca, la prima per grandezza di Lanzarote, Saramago era solito ripetere che i libri non vanno solo custoditi, ma aperti, perché al loro interno c’è il lavoro dello scrittore. I libri non contengono solo parole, ma persone. Nella sua biblioteca non ospitava semplicemente i libri, ma gli autori.
Qui scrisse i suoi ultimi romanzi. Non aveva particolari rituali legati alla scrittura se non quello di sistemare accuratamente la sedia prima di accendere il computer.
I libri sono catalogati per ordine tematico e per paese d’origine.
Una intera sezione è dedicata alle autrici femminili. Saramago non era d’accordo con questa scelta della moglie, ma rispettò la decisione di Pilar del Río, che non voleva che le autrici, non considerate dai loro colleghi maschi in quanto donne, fossero condannate a condividere gli scaffali con coloro che non le rispettavano.
Dietro alla sua scrivania ritratto di José Saramago e della moglie realizzato dal pittore ceco Jiri Dokoupil che cattura un momento della presentazione di un libro.

Nell’anticamera della biblioteca le due scrivanie dei suoi più stretti collaboratori. Ovviamente non mancano i libri: parte della letteratura americana e i ritratti di scrittori amati: Cervantes, Camoens, Pessoa e Borges.

José Saramago volle per il giardino della casa di Tías gli ulivi della sua infanzia. Era nato a Azinhaga, un territorio ricco di uliveti. Portò personalmente, in aereo, le piante dal Portogallo.
L'errore fatale di confondere gli alberi non fu l'unico commesso nel giardino della Casa, dove i sentimenti erano al di sopra del senso comune. Ci sono ulivi portoghesi e andalusi, perché gli ulivi facevano parte del paesaggio di José Saramago e lui li volle nella prima casa, dove poté piantarli sulla sua terra. Attecchirono, anche se con difficoltà, risposero all'interesse all'affetto con cui erano stati piantati, ma senza clamore. Nessuno potrà mai capire la disorganizzazione che è il giardino della Casa, se non quelle persone che di amore ne sappiano qualcosa.
Pilar de Río, L'intuizione dell'isola
Saramago adorava il suo giardino con vista sull’oceano ed ora solito sedersi all’ombra degli alberi per ammirare il panorama. Davanti alla “sua pietra nera”.
La pietra nera arrivò nel giardino della Casa per caso, in un carico di rofe, o sabbia vulcanica, che avrebbe ricoperto il terreno perché mantenesse l'umidità e desse anche al giardino il suo colore vulcanico. Quando gli operai stavano per ricaricarla sul camion, forse per distruggerla, José Saramago gli chiese di lasciarla e la adottò come qualcosa di proprio…
Pilar de Río, L'intuizione dell'isola

Stare seduto davanti al mare. Pensare che ormai non restano molti anni di vita. Comprendere che la felicità è solo una questione individuale, che il mondo, lui, non sarà mai felice.… Guardare la pietra vulcanica che sta in mezzo al giardino, grezza, aspra e nera, e pensare che è un buon posto per non pensare nient'altro. Lì sotto, è chiaro.
José Saramago, Quaderni di Lanzarote
Eccomi, ufficialmente, figlio adottivo di Lanzarote. La festa si è tenuta nell’auditorio Jameos de Agua, tra gli amici che ho qua e alcuni che sono venuti da lontano, ma anche tante altre persone residenti che conosco appena e che hanno pensato che non avrebbero certo perso il loro tempo presenziando all'atto di omaggio con cui la loro isola aveva deciso di accogliere lo scrittore portoghese che era venuto a viverci.… Sono un uomo fortunato, non c'è dubbio.
( 19 dicembre 1997)José Saramago, Quaderni di Lanzarote
Saramago morì serenamente e improvvisamente nella Casa di Lanzarote il 18 giugno 2010, a ottantasette anni. Nella sua amatissima biblioteca venne allestita la camera ardente. Un ultimo omaggio all’uomo che nei libri aveva vissuto la sua intera vita.
E se La Casa non chiudesse? E se si lasciasse aperta per condividere con i lettori di José Saramago tutto quello che è successo nel corso dei diciassette anni di vita e dei venticinque libri scritti, tra romanzi, teatro, diari e racconti? E se…? Da quel giorno del 2011 sono passati per il complesso di Tías tanti lettori che hanno aggiunto le loro esperienze a quelle che La Casa ha custodito dal momento in cui ha iniziato ad essere abitata nel 1993.
Pilar de Río, L'intuizione dell'isola
Grazie a questo desiderio di Pilar del Río la Casa è divenuta museo e accoglie visitatori da tutto il mondo, appassionati di letteratura e ammiratori dell’opera di Saramago. Una tappa imperdibile sull’isola più affascinante delle Canarie.
Nella Casa si continua il compito di raccontare, di essere grati e confidare nel futuro che si costruirà se gli esseri umani, uomini e donne lo faranno.
Pilar de Río, L'intuizione dell'isola
Quaderni di Lanzarote di José Saramago. Lo scrittore portoghese, premio Nobel per la letteratura nel 1998, si trasferisce da Lisbona a Lanzarote. Un esilio volontario dopo le furibonde polemiche suscitate dal suo libro “Il Vangelo secondo Gesù Cristo” del 1991. Tra il 1993 e il 1997 Saramago tiene un diario che darà vita ai Quaderni di Lanzarote.
L’intuizione dell’isola di Pilar del Río. La moglie di Saramago racconta i loro anni sull’isola di Lanzarote, “diciassette anni di vita e venticinque libri scritti”.
Un racconto personale, intimo, fatto di amicizie importanti tra scrittori registi, fotografi, politici in visita alla casa di Lanzarote. Luogo di incontro, condivisone e riflessione politica e sociale. Al contempo la vita quotidiana, i cani della coppia protagonisti nei romanzi del premio Nobel, i conejeros, gli abitanti dell’isola, legate da un affetto profondo verso lo scrittore le la sua casa.
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