Libri su Budapest

Una selezione di libri su Budapest.

libri su Budapest

Partendo dal grandissimo scrittore ungherese Sandor Marai, noto al grande pubblico per Le braci. I testi proposti raccontano il Novecento ungherese, vere e proprie testimonianze, storiche.

Terra, Terra!.. di Sandor Marai

Terra, Terra! …di Sandor Marai Un libro straordinario di Sandor Marai. Il famoso scrittore ungherese racconta della sua terra dopo la fine della seconda guerra mondiale, dall’arrivo dell’Armata Rossa, accolto come esercito di liberazione, agli anni della dittatura comunista. Il volume pubblicato nel 1969 è di straordinaria attualità per quanto riguarda le tecniche di invasione e il progressivo annientamento della popolazione ungherese da parte dei russi.

Il popolo si difendeva come poteva. L'istituzione del saccheggio frugava il paese senza pietà, non c'era altra possibilità di salvezza se non il nascondere e il nascondersi…. I russi non si preoccupavano di come la popolazione li ricevesse: il sistema era interessato esclusivamente ai risultati tangibili, cioè al maiale, all'olio, al ferro, al carbone e al "materiale umano" che poteva agguantare. Questa mancanza di scrupoli era uno dei loro punti di forza e un'arma tra le più efficaci, come venne dimostrato più tardi dal loro comportamento nella politica mondiale.

Sandor Marai

La liberale Ungheria devasta dai nazisti nel 1946 si trova ai fare i conti con un  nuovo oppressore .

A quei tempi non si viveva ancora il terrore della scampanellata, dato che in molti casi il campanello non c'era. Ma le persone cominciavano a scomparire - c'era chi ricompariva dopo qualche settimana, chi più tardi, chi mai. Il terrore grugniva, poi si appiattiva come il puma nella giungla: fiutava la direzione del vento….. Sapevano che un sistema fondato sull'inganno e la prepotenza poteva essere mantenuto solo perpetuando inganno e prepotenza - e che il solo mezzo per ottenere ciò era la minaccia permanente del terrore.

Sandor Marai

Il dramma che si ritrova a vivere Marai, con lui un’intera generazione di scrittori, era se restare o fuggire. Abbandonare la patria, consapevole del fatto che mai avrebbe potuto scrivere liberamente, decise quindi di fuggire in Occidente e rimanendo per sempre un’esule per dare voce al suo popolo. 

Questo fu il momento in cui compresi che dovevo lasciare l'Ungheria - non solo perché non mi permettevano di scrivere liberamente, ma soprattutto perché non mi lasciavano tacere liberamente.

Sandor Marai

Liberazione di Sandor Marai

Liberazione di Sandor Marai Nel dicembre 1944 l’armata rossa è alla periferia di Budapest, gli abitanti ridotti alla fame, attendono la liberazione dai nazisti, tra speranze di libertà e grande paura dei russi. Quando l’assedio si fa imminente tutti si nascondono nelle cantine dei palazzi bombardati e disabitati.

Marai racconta l’assedio attraverso gli occhi di una giovane donna, Erzébet, che trova rifugio in una cantina tra estranei in condizioni estreme, tra mancanza di acqua, cibo, promiscuità e sudiciume. 

Adesso tutti comprendono che è un assedio, soprattutto quello di una grande città, non è qualcosa di improvvisato, ma un'operazione concertata, pianificata e realizzata con burocratica minuzia. L'assedio è stabile, ormai si sa, non è più questione di attacchi sporadici; l'assedio è una realtà. Una realtà al tempo stesso più terribile e più semplice di quanto si fosse immaginato.

Sandor Marai

La liberazione verrà, ma non come Erzébet l’aveva immaginata e sperata, ma con tragico epilogo per la protagonista. 

Marai completò la stesura di “Liberazione” nel giugno 1945, quando era ormai consapevole del regime che l’armata rossa aveva instaurato nel suo Paese e il romanzo anticipa la dura realtà.

La donna giusta di Sandor Marai

La donna giusta di Sandor Marai La storia di un triangolo amoroso nella Budapest tra le due guerre mondiali i tre protagonisti moglie marito e amante raccontano la storia e riflettono sulla vita e sulla loro condizione sociale. Sebbene la narrazione delle tre parti combaci nei fatti, diventa lontanissima quando entrano in gioco le emozioni e i sentimenti provati, uno di loro racconta una storia diversa. 

… l'amore, quello vero, è sempre letale… Il suo scopo non è la felicità, l'idillio fino a che morte non ci separi e, le romantiche passeggiate in mano nella mano… Questa è la vita, non è l'amore. L'amore è una fiamma più sinistra, più tragica. Un giorno si accende il desiderio di conoscere questa passione devastante… E molti non conosceranno mai un simile sentimento… Sono i prudenti: non li invidio.

Sandor Marai

La tecnica narrativa di Marai, che svela lentamente l’intricata trama dei sentimenti lascia spazio alle riflessioni sull’amore, su rapporti sulla tragicità della guerra e sulla durezza della vita.

Li ascoltavo e mi si stringeva il cuore… Che ne sapete voi! Pensavo. E capivo che chi non aveva vissuto lì, chi non era stato insieme a noi, non poteva immaginare ciò che è un milione di persone aveva provato vedendo saltare in aria quei meravigliosi ponti sul Danubio, che erano stati costruiti nell'arco di cento anni…

Sandor Marai

Storie dal ghetto di Budapest di G. e N. Pressburger

Storie dal ghetto di Budapest di Giorgio e Nicola Pressburger Una serie di splendidi racconti, dal ghetto di Budapest prima, durante e dopo la seconda guerra mondiale. Partendo dalle origine storiche dell’Ottavo distretto:

Piazza Teleky destinata a mercato per la sua ottima posizione in vista dell'afflusso di merci provenienti da fuori città e dai compratori dai quartieri più centrali. Il mercato infatti attirò sul posto un grande numero di mercanti ebrei: rigattieri, commercianti di alimentari, banconieri, osti … Tutti costoro si infiltrarono poco a poco nel tessuto delle case, occupando gli scantinati e le buie e stanze del pianterreno. Gli abitanti dei piani superiori, borghesucci, nobili decaduti, benpensanti, patrioti, rentiers, presto fuggirono; e i caseggiati costruiti con pretenziosità, con appartamenti vasti, fregi floreali, stucchi, statue sulle facciate vennero adattati alla nuova popolazione. Le abitazioni furono divise fino a formare alveari di piccoli appartamenti a una sola stanza, privi di agi e di quei servizi igienici che la vita urbana prevedeva ormai per tutti coloro che avevano dignità. I commercianti ebrei dagli scantinati salirono fino agli ultimi piani delle case. All'inizio del Ventesimo secolo dell'era cristiana l'Ottavo distretto di Budapest era già stato occupato da decine di migliaia di ebrei e di zingari, le due minoranze reiette dell'impero austroungarico, mentre il mercato di piazza Teleky, con chioschi e bottegucce piazzate su ogni metro quadrato era divenuto un non trascurabile centro d'affari nonché crogiolo di povertà e di sofferenza umana.

Giorgio e Nicola Pressburger

Grazie ai due autori, fuggiti da Budapest dopo l’invasione sovietica, si fa luce un ghetto poco conosciuto rispetto a quello di Varsavia; con grazia, nostalgia e un dolore celato dai ricordi delle vite scomparse. 

Sono gli ebrei dell’Ottavo distretto a rendere piene di vita queste pagine: le venditrici di oche al mercato, la coraggiosa Selma, la cugina Zilla, Ila e i suoi amori, Tibor Schreiber facoltoso e ammirato, Rachele e i suoi sorrisi, il sapore dello sciolet.

La seconda parte parte del volume  è dedicata al racconto “L’elefante verde” il destino della famiglia ebrea di Isacco attraversa la storia di Budapest nel Novecento. 

Comprò la stoffa nel negozio di un cristiano. A casa stese il raso giallo sul tavolo, cercò un pezzo di cartone. Ne ritagliò un triangolo, l'applicò al raso, ritagliò anche quello. Rachele pensò al resto: cucendo insieme due triangoli uno sopra l'altro, con le punte contrapposte, formò una stella di Davide. Nel mistero di quella geometria ora si decideva il destino della sua famiglia.

Giorgio e Nicola Pressburger

La banalità del bene di Enrico Deaglio

La banalità del bene di Enrico Deaglio una vicenda tutta italiana, l’incredibile storia di Giorgio Perlasca, un commerciante veneto che, a Budapest, nell’inverno del 1944, è riuscito a salvare migliaia di ebrei dalla deportazione fingendosi il console spagnolo. 

Lei cosa avrebbe fatto al mio posto? Vedevo delle persone che venivano uccise e, semplicemente, non potevo sopportarlo. Ho avuto la possibilità di fare, e ho fatto. Tutti, al mio posto, si sarebbero comportati come me.

Giorgio Perlasca

Fascista della prima ora, Perlasca, l’8 settembre 1943 si ritrova braccato dalla SS, proprio a Budapest; invece di pensare a salvarsi decide di architettare una clamorosa truffa ai danni dei tedeschi: sfornando documenti falsi e creando otto case rifugio in cui nasconde gli ebrei che riesce salvare, alcuni addirittura strappati dai treni della morte, un attimo prima della loro partenza, confrontandosi con Adolf Eichmann.

Il testo, tratto dal suo diario, è stato pubblicato per la prima volta nel 1991, perché Perlasca, una volta rientrato in Italia, alla fine della guerra, ha taciuto la sua impresa per cinquant’anni. Premiato in Ungheria con l’Ordine della Stella d’oro e nominato Giusto le Nazioni In Israele. 

Una storia straordinaria, un orgoglio per ogni italiano.  

Via Katalin di Magda Szabó

Via Katalin di Magda Szabó l’autrice è una delle scrittici ungheresi più tradotte al mondo. Le sue opere, inizialmente di poesia, le valgono il Premio Baumgarten nel 1949, che nello stesso anno, le viene revocato. Seguirà anche il licenziamento dal Ministero della pubblica istruzione e da ogni incarico ufficiale. La sua letteratura non rispecchia la linea del partito comunista. 

Con Via Katalin la Szabó racconta la vita di tre famiglie: gli Elkes, i Biró e gli Held, che vivono appunto in Via Katalin a Budapest dal 1934 al 1968, attraversando la storia recente dell’Ungheria.

.. una via stretta con le case che sorgevano su un lato solo, l'altro lato invece era completamente privo di edifici, c'era solo una fila di tigli bassi con il tronco spesso, in mezzo ai quali scintillava il Danubio.… Case alte e strette, austere, considerate monumenti storico-artistici, attaccate al castello di Buda…

Magda Szabó

Le tre famiglie saranno unite indissolubilmente dalle vicende che vivranno in Via Katalin e la loro unione influenzerà tutta la loro vita; anche quando, pur non vivendo più in quella zona di Budapest, continueranno a rievocarla.

E anche quando rievocavano quel misterioso universo comune, la loro chiassosa allegria durava appena un istante, si stancavano presto della loro pantomima. Il gioco non offriva né soluzioni né sollievo, era come un desiderio che non sfocia, che non può sfociare, nell'amplesso. Erano troppo pochi per reggere il peso delle immagini che, richiamate dalle parole, affioravano dal profondo, mancavano i morti, l'atmosfera nella stanza diventava opprimente, gravava sui loro volti come un soffitto imbarcato.

Magda Szabó

Ho cercato a lungo, durante il mio viaggio a Budapest, Via Katalin, ma la città ha subito troppe trasformazioni e l’unica Via Katalin si trova in una zona periferica molto fuori Budapest, non può essere dunque quella descritta dalla Szabó.

Elogio delle donne mature di Stephen Vizingczey

Elogio delle donne mature di Stephen Vizingczey András Vaja il protagonista del romanzo racconta la sua educazione sentimentale nella Budapest nell’immediato dopoguerra rivolgendosi agli uomini giovani e alle donne mature e descrivendo il legame che li unisce.

Sono stato un buon allievo delle donne che ho amato.

Stephen Vizingczey

Il giovane András comprende nell’adolescenza che le sue coetanee, inesperte quanto lui, non sono adatte ad esplorare le gioie del sesso, quindi si avvicina alle donne mature, quarantenni “meravigliose nell’intimo, che mettono a nudo il loro viso mentre sono ancora vestite“.  

Quello che può sembrare un manuale di un erotomane è un bellissimo racconto dell’amore in tutte le sue forme, con un’attenzione particolare alla storia di Budapest e dell’intera Ungheria, prima brutalizzata dai nazisti e poi paese fantoccio dell’Unione Sovietica.

Le popolazioni delle grandi potenze tendono a credere che le vittorie siano eterne; gli ungheresi, invece, si interessano soprattutto il declino del potere, all'inevitabile caduta dei vincitori e alla rinascita dei vinti. Il che spiega perché pochi di noi hanno pensato che i russi sarebbero rimasti per sempre; la questione, piuttosto, era quando se ne sarebbero andati, e in che modo.

Stephen Vizingczey

Lonely Planet Budapest

Lonely Planet Budapest  La mia guida preferita, quella che dopo ogni viaggio non è in buone condizioni, ma racconta più di quello che si trova nelle sue pagine. La guida che, quando riposa nella libreria, evoca viaggi ed emozioni passate.

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