Libri su Singapore

Una selezione di libri su Singapore.

Libri su Singapore

Singapore Songlines di Rem Koolhaas

Singapore Songlines di Rem Koolhaas   Un scritto che, partendo dall’architettura, racconta la storia di Singapore. Un viaggio distopico nella new town. 

Per comprendere appieno la portata di questo testo è necessario partire dal sottotitolo: Ritratto di una metropoli Potemkin…. O trent’anni di tabula rasa. 

Potemkin village, nel gergo giornalistico anglosassone, allude a città o quartieri costruiti a fini propagandistici, per sottolineare l’efficienza del regime. 

Tabula rasa ovvero la totale distruzione dei vecchi quartieri di Singapore, caratterizzati dalle shophouse, edifici tipici del sud-est asiatico, di solito a due, tre piani; il piano terra dedicato alle attività commerciali e i superiori ad  uso abitativo. 

Reem Koolhaas architetto e urbanista olandese tra i più noti sulla scena internazionale ripercorre la nascita della Singapore moderna tra il luccichio dei grattacieli e le tante ombre di un stato poco democratico.

Anche il famoso sistema di Singapore, fatto di divieti apparentemente futili e di pene, invece molto severe (la morte, la fustigazione) deve essere visto come un segno.

Dall’indipendenza nel 1959 al grande progetto statale di trasformare una piccola colonia in una delle più importanti città dell’Asia. Prima i quartieri residenziali a basso costo per le fasce più basse della popolazione e poi la creazione della città sociale e commerciale.

Il cielo di Singapore di Sharlene Teo

Il cielo di Singapore di Sharlene Teo   Tre voci femminili sotto il cielo di Singapore. Amisa una donna bellissima e algida, con un passato di attrice in film horror di basso profilo. 

Amisa famosa per aver rappresentato al meglio la Pontianak ovvero il fantasma di un bambino morto, prima della nascita, o di parto, che assume le sembianze di una donna affascinante che ruba l’anima e la giovinezza ai suoi corteggiatori. 

Qui si delinea un aspetto interessante del romanzo, ovvero la commistione tra la Singapore moderna tecnologica, sfavillante e la cultura tradizionale, basata su credenze, rituali ed eventi paranormali percepiti come reali e concreti, tipica del sud-est asiatico. 

Le pellicole di Amisa diventeranno cult a distanza di  oltre vent’anni. 

La seconda voce narrante del romanzo è Szu la figlia di Amisa, bruttina e non particolarmente amata né dalla madre né a scuola.

Infine Circe, l’amica di Szu, benestante, ma con un lato tenebroso. 

La quarta protagonista femminile è Singapore. Nasce, cresce, distrugge le sue origini:

Lo vedeva accadere di continuo in quella città, ciò che era vecchio rovinato veniva abbattuto per far spazio all'inesorabile novità. La città cambiava a una velocità folle… Se non si sta al passo si resta indietro, nella polvere e nell'abbandono.

e risorge luccicante ed emblematica. 

La città era stipata di cose. Da queste parti non ci sono spazi vuoti e tranquilli, eccetto i parcheggi aziendali la domenica. Piego il collo a destra e sinistra e osservo il luccichio di cristallo di Marina Bay: grattacieli di vetro azzurro, argenteo e specchiante, la discesa di una superstrada, gru che sollevano container. E’ tutta terra sottratta al mare. Trent'anni fa era parte del fondale, ora è uno skyline alto e frastagliato che cela un’enorme dolina.

Il cielo di Singapore da un lato è una storia tutta al femminile e dall’altro un’aspra critica alla spietatezza della città, all’annichilimento dei valori e della cultura tradizionale in nome di un progresso senza fine, in cui il cinismo della Città-Stato e dei suoi abitanti viene mostrato in tutta la sua crudezza.

L'atelier di Yang Pway Ngon

L’atelier di Yang Pway Ngon    Una vecchia villa in stile coloniale trasformata in atelier di pittura dal maestro Yan Pei.

Un grande romanzo corale, affollato di personaggi, le cui vite si intrecciano, a partire dagli anni Settanta attraverso decenni di storia della città-stato.  

Il romanzo racconta temi universali: l’amore, le scelte esistenziali che aprono nuove possibilità e cancellano definitivamente altre, il significato della vita e della morte. 

Singapore è la protagonista principale. Non ci sono descrizioni della città, ma la si percepisce, nelle sue trasformazioni, nella sua crescita esponenziale, nella storia di uno stato nascente, tutt’altro che democratico. 

La polizia segreta, gli arresti arbitrari durante gli anni Cinquanta e Sessanta per la minaccia del comunismo e le attività di guerriglia nella vicina giungla malese. 

Una parte di storia poco conosciuta in Occidente, da approfondire. 

Con i nervi a fior di pelle malediceva la sua impulsività e la sua idiozia; era entrato nella giungla alla cieca, senza saperne nulla. Pensò che era stato davvero insensato: a Singapore non aveva fatto nulla, e per la polizia segreta era solo un pesce piccolo, di nessuna importanza, perché si era fatto prendere dal panico e se l'era svignata in tutta fretta per arrivare fino a lì?… Naturalmente, se lo avessero preso, per l'ottenere la libertà avrebbe dovuto scrivere una dichiarazione di pentimento, e addirittura fare autocritica.

Il cambiamento della città è strutturale, sociale e fisico. I protagonisti stessi, dopo varie peregrinazioni nel sud-est asiatico, stentano a riconoscerla una volta tornati.

Solo il rumore delle onde che si infrangevano sul litorale gli ricordavano che in quel luogo, un tempo, c'era l'oceano; su quel grande specchio di mare avevano già costruito una foresta di grattacieli piena di uffici, alberghi e grandi centri commerciali.

I protagonisti sono tutti di etnia cinese, strettamente legati alla cultura tradizionale, ma con una forte connotazione singaporiana. 

Yang Pway Ngon, l’autore, nato a Singapore di origini cinesi, nel 1978 è stato arrestato con l’accusa di attività sovversiva. Dagli anni Ottanta si dedica a tempo pieno alla scrittura e, nel 2003, è stato insignito del Cultural Medaillon for Litterature, la massima onorificenza culturale di Singapore. 

Se vi trovate a Singapore, non dimenticate di visitare la libreria fondata da Yang Pway Ngon Grassroots Book Room.

La presa di Singapore di J.G. Farrell

La presa di Singapore di J.G. Farrell   La fine dell’impero coloniale britannico a Singapore. Un romanzo corposo, sebbene sia un’opera di fiction la bibliografia di riferimento è storica. 

Il romanzo racconta la vita di un gruppo di facoltosi inglesi, in particolare la famiglia Webb e la famiglia Blackett unite da interessi commerciali nell’azienda della lavorazione della gomma, con sede a Singapore, 

La vita tranquilla ed agiata tra il Raffles Hotel, i party e le ville coloniali è prossima alla fine: iniziano i primi scioperi degli operai e dei coolies cinesi sottopagati e sfruttati dal sistema coloniale. 

Un tempo a Singapore tutti conoscevano tutti, era l'epoca delle grandi case coloniali che crescevano in modo disordinato, dove ancora vigeva la tradizione dell'ospitalità sontuosa tipica del XIX secolo.… Era stato lo sviluppo di Singapore come grande base navale militare a dare il via al declino…In città si era riversata gente che non aveva un vero legame con il paese.… E quale era stata la conseguenza? Semplicemente che quella sensazione di agio e tranquillità di una volta, che faceva di Singapore un luogo così piacevole in cui vivere, era sparita per sempre.

Inoltre, un’altra minaccia, ben più grave, oscura il cielo di Singapore: la Seconda Guerra Mondiale e l’imminente invasione giapponese della colonia. 

Comunque fosse andata con i giapponesi, la vecchia vita coloniale in Oriente, la mano degli europei sul cappello di paglia del coolie, era un retaggio del passato.

Il romanzo è ironico e fortemente critico verso il colonialismo. Un mondo che sta scomparendo, ma non accetta il suo declino. 

L’unica voce fuori dal coro è quella del giovane Matthew Webb, figlio del defunto Webb, giunto a Singapore da Londra, per farsi carico degli affari di famiglia. Scapolo d’oro e vittima della mire matrimoniali della giovane Joan Blackett. 

Quando Matthew atterra a Singapore il pilota gli grida un prezioso consiglio: “E stia attento alla Singapore Grip!

Webb non conosce la presa di Singapore, una particolare tecnica sessuale usata dalle prostitute della colonia e si convince che sia una malattia tropicale. Questo equivoco sulla Singapore Grip è metafora dell’intero romanzo, fino alla consapevolezza di Matthew: 

La Singapore Grip è la presa della cultura e dell'economia occidentali sull'Estremo Oriente… È la morsa del capitale sulle culture tradizionali di Malesia Britannica, Cina, Birmania, Giava, Indocina e persino India! È il fare le cose a modo nostro… È il perseguire i propri interessi personali invece dell'interesse comune!

Un indovino mi disse di Tiziano Terzani

Un indovino mi disse di Tiziano Terzani    Nel 1976 Terzani riceve un avvertimento da un indovino di Hong Kong. Terzani non dimentica questa profezia e giunto al fatidico anno rinuncia a prendere aerei. Così nasce questo libro. Il racconto di un lungo periodo con un modo di viaggiare diverso, non più l’immediatezza del volo, ma i tempi lunghi, che obbligano alla riflessione, dei trasporti via mare e terra. Tra cui in Bangkok-Firenze in treno per un totale di ventimila chilometri.

Terzani torna a Singapore, dopo aver vissuto nella città-stato in passato:

Tornare a Singapore era per me come andare a ritrovare il primo amore. Era stato a Singapore, nel 1965, che avevo per la prima volta sentito l'odore dei tropici, goduto del caldo e dei colori; fu lì che mi ero reso conto di come l'essere lontano mi faceva sentire a casa. Nel 1971 ci venni a vivere.… Restammo a Singapore quattro anni…. Non mi ci volle molto per rendermi conto che dopo più di quindici anni di assenza, a Singapore ero del tutto spaesato. La città era completamente cambiata, c’erano nuove strade, nuovi giardini, nuove sopraelevate e nuove piazze…. Il caldo stesso era scomparso!… Nella nuova Singapore, invece, faceva letteralmente freddo! Freddo negli alberghi, nei negozi, negli edifici pubblici, negli uffici; freddissimo nei ristoranti, nella metropolitana, nei taxi, negli ospedali, nelle case, nelle automobili. …. Passavo le mie giornate in una continua altalena fra ammirazione e disgusto, fra sorpresa e orrore per questo isolotto di benessere e di efficienza in mezzo al mare caotico e sporco del sottosviluppo e del miracolo economico asiatico. Ogni città ha il suo modo di presentarsi, di farsi vedere al suo meglio. Quello di Singapore è l’aeroporto. L’aeroporto è la sua vetrina, la sua facciata imbellettata, il suo biglietto da visita. La gente arriva e parte da lì e in verità non avrebbe bisogno di vedere altro, perché l'aeroporto è il concentrato di tutto quel che Singapore ha da far vedere di sé: la sua efficienza, la sua pulizia, il suo ordine, il suo essere il più grande supermercato di beni di consumo, di inutilità e di perbenismo dell’Asia.

Lonely Planet Singapore

Lonely Planet Singapore    La mia guida preferita, quella che dopo ogni viaggio non è in buone condizioni, ma racconta più di quello che si trova nelle sue pagine. La guida che, quando riposa nella libreria, evoca viaggi ed emozioni passate.

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Ciao, sono Paola, lettrice da sempre e viaggiatrice da molto. Libri e viaggi, più che passioni per me sono due vere ossessioni.

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