La DDR tra ostalgie e paranoia

LA DDRla Repubblica Democratica Tedesca, nasce il 7 ottobre 1949  simbolo per eccellenza della divisione della Germania. 

Deve sembrare tutto democratico, ma tutto deve essere nelle nostre mani.

Walter Ulbricht, Capo di stato della Germania Est,

La DDR è spesso narrata con forme di nostalgia come nel bel film Goodbye Lenin di Wolfgang Becker, in cui un volonteroso figlio si impegna per far credere alla madre malata, appena uscita dal coma, che il muro non sia mai caduto e che la Ddr esista ancora.

Ostalgie

Fa parte di quella nostalgia per l'Est (Ost) che ha prodotto un nuovo composto olstagie.

Anna Funder, C'era una volta la Ddr

Ostalgie verso un modo di vivere scomparso per sempre sotto il peso della storia e il desiderio di libertà, presente soprattutto negli anziani fedeli all’ideologia comunista, ma anche nei bambini cresciuti nella Ddr, la generazione che l’ha vista evaporare sotto i propri occhi senza capire che fosse un regime. 

A questo filone narrativo si collega l’imperdibile museo della DDR a Berlino.

DDR MUSEUM

DDR MUSEUM

Il DDR MUSEUM racconta in ogni dettaglio la vita in Germania Est dalle vacanze alla suddivisione interna delle case, l’abbigliamento, la scuola, i prodotti alimentari.

https://www.ddr-museum.de/en

Si può salire a bordo di una Trabant e guidare virtualmente nella strade di Berlino Est. 

Trabi Museum

Trabi Museum DDR

Trabi Museum ovvero il museo dedicato alla Trabant la macchina più famosa della Ddr, il sogno di ogni cittadino dell’Est.Chiamata amichevolmente Trabi.

Trabant significa satellite in tedesco, il nome è stato ispirato dal lancio dello Sputnik nel 1956. 

Trabant DDR

... L'estenuante attesa per una Trabant poteva durare, in media, anche 15 anni (di seconda mano i tempi si accorciavano, quindi costava di più). Da otto a dodicimila marchi il prezzo di acquisto -uno stipendio medio era sopra i cinquecento marchi mensili- Per una macchinetta "più simile a una chiocciola che a un'automobile e che riassumeva l'arretratezza dell'est. Lenta, inquinante, rumorosa e anche assai insicura con la sua carrozzeria fatta di cotone pressato tenuto insieme da una mefitica resina al fenolo".
Nonostante tutto la Trabi, ribattezzata con molto poco rispetto scorreggiona azzurra (a causa dei gas inquinanti del suo due tempi a miscela) o più carinamente Rennpappe ('cartone da corsa') può giustamente rivendicare la sua palma di vincitrice morale della Ddr.

Francesco P. Cristino, La Repubblica di Sabbiolino
Trabi Museum
Trabi Museum

Nel museo  si trova ogni genere di Trabant prodotta.

Alcuni modelli sono davvero surreali come la versione camper o la replica di una Ferrari. 

Trabi Museum

L'utilitaria aldilà del mito è rimasta un simbolo umiliante dell'inferiorità economica, che già nel 1990 nessun tedesco dell'est voleva più: nel 1989 ne erano state prodotte 146mila, 60mila nel 1990 mentre nei primi mesi del 1991 non erano più di 150.

Francesco P. Cristino, La Repubblica di Sabbiolino

Oggi le Trabant ancora esistenti sono state colorate, trasformate in limousine e spesso accompagnato i turisti in tour nostalgici.

Sabbiolino

Un pupazzo molto carino, dall'aspetto un po' attempato ma con l'anima il cuore di un bimbo: la sua missione era quella di indurre il sonno nei più piccoli, grazie una sabbia magica capace di far socchiudere i loro occhietti. Tutti sanno che è stato ''un compagno con libretto rosso in tasca", insomma la sua origine non viene quasi mai dichiarata né negata… Sabbiolino era anche un affascinante strumento di propaganda: una riuscitissima esaltazione delle magnifiche sorti e progressive del Sozialismum.
.... Pizzetto, berretto e scarpe a punta, aspetto da vecchio elfo ma con la dolcezza disarmante di un bambino.... il canovaccio è rimasto sempre lo stesso, scene di vita quotidiana, viaggi in paesi lontani, favole o missioni nello spazio: a prescindere dal contesto Sandmann arrivava a bordo del suo veicolo accolto con entusiasmo dei bambini.
Quella che veniva raccontata in televisione nelle storie (...) non era infatti la vera Ddr, bensì una sua visione idealizzata, insomma 'ciò che avrebbe dovuto essere': una società davvero solidale, fondata sul successo di uno sviluppo industriale alternativo. A stridere era in particolare l'iper-tecnologico, e praticamente inesauribile, parco-mezzi a disposizione di Sabbiolino(...) che gli permetteva di presentarsi puntuale ogni sera con una moto o uno spazzaneve, un aliscafo o un u-boot, un elicottero o una mongolfiera, un super aereo o addirittura l'ultimo ritrovato sovietico per l'esplorazione del cosmo il rover lunare Lunochod.

Francesco P. Cristino, La Repubblica di Sabbiolino
Credit Francesco P. Cristino, La Repubblica di Sabbiolino

E' stato uno dei primi prodotti della competizione tra Est e Ovest e l'unico dell'Est che l'abbia vinta. Sabbiolino il protagonista della buonanotte televisiva per i bambini della Ddr, non solo si era sottratto al takeover culturale dell'Occidente dopo la riunificazione della Germania ma l'aveva rovesciato: dopo il 1989 anche i bambini dalla Germania ovest si sono addormentati al suono della sua canzoncina e nel 2009 la Germania intera celebrò i suoi cinquant'anni.

Francesco P. Cristino, La Repubblica di Sabbiolino

Sabbiolino continua ad andare in onda tutte le sere e si può seguire online sul suo sito https://www.sandmann.de

Karl Mark Allee

Karl Mark Allee DDR

Karl Mark Allee questo lunghissimo, oltre due chilometri, viale costruito tra il 1952 e il ’60 era ed è una vetrina sull’architettura della Germania Est, motivo d’orgoglio dell’intera Repubblica democratica. I migliori architetti della Ddr lavorarono al progetto con il duplice scopo di creare uno sfondo alle imponenti parate militari celebrative e dotare migliaia di persone di appartamenti moderni e funzionali. 

Lo stile è chiaramente sovietico e l’architetto che firmò l’intero progetto fu Karl Friedrich Schinkel; abitare in Karl Mark Allee era un privilegio destinato a selezionatissimi cittadini di spicco della Republik: ascensori, riscaldamento centralizzato, cucine componibili e bagni piastrellati, oltre alle facciate esterne riveste con piastrelle di Meiseen.    

Il lato oscuro della DDR

La Ddr raccontata finora sembra essere la patria del Socialismo in cui tra ostalgie, gite a bordo della Trabant e cibi da nomi improponibili e dal gusto discutibile tutti fossero felici, ma non è così: la Repubblica Democratica Tedesca era una dittatura, la dittatura più paranoide di sempre.  

Il film Le vite degli altri di F.H Von Donnersmark, premio Oscar come miglior film straniero, racconta molto bene come si viveva realmente in Germania Est: costantemente spiati e messi sotto indagine per un non nulla, con conseguenze devastanti, grazie alla Stasi.

La Stasi

La Stasi era l'esercito interno con cui il governo manteneva il controllo. Suo compito era sapere tutto di tutti, usando ogni mezzo. Sapeva chi erano quelli che venivano a far visita, sapeva a chi avevi telefonato, sapeva se tua moglie ti metteva le corna. Era una burocrazia metastasizzata in tutta la società tedesco orientale: allo scoperto o al coperto, c'era dovunque qualcuno che riferiva alla Stasi su parenti e amici, in ogni scuola, ogni fabbrica, ogni caseggiato, ogni bar.
La consegna della Stasi era di essere "scudo e spada" del partito comunista, che si chiamava partito socialista unitario di Germania o Sed. Ma il suo incarico più ampio era proteggere il partito dal popolo. Arrestava imprigionava e interrogava chiunque a suo piacimento.

Anna Funder, C'era una volta la Ddr
Stasi Museum

Esaminava tutta la corrispondenza in stanze segrete sopra gli uffici postali (copiando lettere e rubando qualsiasi cosa di valore), intercettava tutti i giorni decine di migliaia di telefonate. Piazzava microspie nelle camere d'albergo e spiava diplomatici. Gestiva in proprio università, ospedali, centri sportivi d'élite e programmi di addestramento per i terroristi libici e per i tedeschi occidentali. Tempestò il paese di bunker segreti per i suoi membri nell'eventualità di una terza guerra mondiale. A differenza dei servizi segreti dei paesi democratici, la Stasi era la colonna del potere statale. Senza di essa, e senza la minaccia dei carri sovietici, il regime del Sed non ce l'avrebbe fatta a restare in piedi.

Anna Funder, C'era una volta la Ddr
Stasi
microfoni nei muri

Dopo la caduta del Muro i media tedeschi definirono la Germania est "il più perfezionato stato di sorveglianza di tutti i tempi". Alla fine, la Stasi disponeva di novantasettemila dipendenti-un numero più che sufficiente per tener d'occhio un paese di diciassette milioni di abitanti. Ma aveva anche oltre centosettantamila informatori tra la popolazione.… Nella Ddr c'era un agente o informatore della Stasi ogni sessantatré persone. Se si aggiungono gli informatori part-time, alcune stime portano la percentuale a un informatore ogni 6,5 cittadini.

Anna Funder, C'era una volta la Ddr

Stasi Museum

Stasi Museum DDR

Ossessionata dai dettagli la Stasi fallì clamorosamente nel prevedere la fine del comunismo, e con essa la fine di un paese. Tra il 1989 e il 1990 fu rovesciata come un calzino: un giorno organizzazione di spie staliniste, il giorno dopo museo. Nei suoi quarant'anni 'la Ditta' aveva prodotto l'equivalente di tutti i documenti della storia tedesca a partire dal medioevo. Disposti uno accanto all'altro, in fascicoli che la Stasi teneva sui suoi concittadini, uomini e donne, avrebbero formato una fila di centottanta chilometri.

Anna Funder, C'era una volta la Ddr
Stasi Museum DDR

Il quartier generale della Stasi, il Ministero  per la Sicurezza di Stato, una roccaforte inespugnabile in cui lavoravano ottomila persone con uno solo capo per trentadue anni Erich Mielke, la Stasi in persona. Nei diversi piani dell’enorme edificio si possono visitare anche gli uffici  puliti e ordinati in modo maniacale. 

Stasi Museum

Dopo il crollo del muro, l’edificio della Stasi venne occupato dai cittadini alla ricerca di risposte e del proprio personale fascicolo. 

Ancora oggi sul sito del museo è possibile richiedere di visionare il proprio dossier, questo fa riflettere sulla ramificazione del controllo e sull’impatto che ha avuto sulle vite dei cittadini. 

L'ascensore

Stasi Museum

L’ascensore all’interno del museo mostra il livello di controllo e paranoia della Stasi: senza porte sempre in movimento per tutti i piani dell’edificio, l’accesso era consentito al massimo due persone una in salita, l’altra in discesa al fine di evitare qualsiasi incontro o conversazione anche tra i dipendenti del ministero. 

Il pulmino

Stasi Museum DDR

... Un pulmino di produzione della DDR sul mezzo di colore grigio chiaro riuscii a vedere la scritta pubblicitaria della ditta Rewatex una grande lavanderia della DDR (...) La pubblicità era soltanto una copertura: all'interno avevano predisposto cinque piccole celle singole, tutte non più grandi di un piccolo ripostiglio; nessuna finestra, niente luce in ogni cella c'era uno stretto sedile.

Thomas Raufeisen, Il giorno in cui nostro padre ci rivelò di essere una spia della DDR
Stasi Museum

Con i pulmini anonimi o spesso camuffati da mezzi frigoriferi e per il trasposto di derrate alimentari, la Stasi arrestava le persone e le trasferiva da un carcere all’altro della Repubblica Democratica Tedesca. 

La prigione della Stasi

Il carcere di Hohenschönhausen non è lontano dal centro di Berlino est, ma la sua esistenza era ignota anche agli abitanti dei quartieri circostanti. Ogni strada che porta all'area era chiusa da una barriera mobile da una sentinella. Hohenschönhausen era un penitenziario per detenuti politici - era l'istallazione di massima sicurezza in un'area recintata entro un paese murato; era un'altra chiazza bianca sulla carta.

Anna Funder, C'era una volta la Ddr

I Russi e l'U-Boot

La prigione della Stasi

La prigione della Stasi è un luogo ancora più spaventoso del museo, costruito in uno stabile del partito nazionalsocialista, confiscato nel 1945 dalle forze di occupazione sovietica, trasformato in un lager per chiunque fosse sospettato di aver aderito al nazismo. 

Nei sotterranei, senza finestre, motivo per cui il blocco fu chiamato U-Boot (sottomarino), i prigionieri si trovarono costretti a dover edificare da soli le proprie celle. Le stanze erano freddissime ed umide, arredate con tavolaccio e un sacco, giorno e notte la luce rimaneva accesa, la tortura era il mezzo per ottenere le confessioni: privazione del sonno, violenza fisica e celle colme d’acqua. Tutti i prigionieri erano destinati a campi di lavoro forzato, ma la maggior parte di loro morivano nell’u-boot.  

Dai russi alla Stasi

La prigione della Stasi Berlino DDR

Nel 1951 ci fu un cambio  di consegne: i russi lasciarono la prigione alla Stasi che adottò gli stessi metodi dei suoi predecessori. Venivano arrestati gli organizzatori di scioperi, i testimoni di Geova, i comunisti caduti in disgrazia compresi  i membri del partito, ci furono casi di cittadini dell’Ovest rapiti ed incarcerati. 

Tuttavia i detenuti politici erano la maggioranza, a cui si aggiungevano quelli che avevano tentato di fuggire ed erano stati scoperti. 

Le celle erano migliori rispetto a quelle sotterranee e la violenza non era più fisica ma psicologica: i prigionieri erano completamente isolati, non potevano comunicare con nessuno, non sapevano dove si trovassero, erano interrogati per mesi, da personale appositamente addestrato dalla Stasi, con l’obiettivo di rilasciare una confessione che li condannava e denunciava altri innocenti in una spirale senza fine. 

Nella cella c'erano una branda in legno con un materasso a tre strati di crine vegetale, un tavolino e uno sgabello; a fianco della porta, il water, accanto un lavabo con il rubinetto dell'acqua. Fredda. C'era un piccolo specchio, incassato direttamente nelle piastrelle. Le pareti erano grigie la finestra era di blocchi in vetro cemento; non si poteva vedere attraverso: si distingueva solamente se era giorno o notte, non si capiva nemmeno se stesse piovendo.
(..) Camminammo per corridoi lunghissimi. Poco prima dell'angolo mi dovevo fermare: "faccia verso il muro!" E la guardia si assicurava che ci fosse il via libera. Accendeva sempre la luce rossa lungo il nostro percorso; soltanto dopo un paio di giorni capii a cosa servivano quegli strani rituali: nessun carcerato doveva vedere in faccia un altro detenuto.

Thomas Raufeisen, Il giorno in cui nostro padre ci rivelò di essere una spia della DDR

La prigione fu chiusa, nell’ottobre 1990, dopo il crollo del muro, e nel 1992 posta sotto tutela, nel 1994 proclamata infine luogo di memoria. Tutto questo su iniziativa degli ex-detenuti che si impegnarono perché non si perdesse la memoria della tragedia avvenuta a Hohenschönhausen.

Ci sono visite guidate ogni giorno. E’ una visita dolorosa, ma imprescindibile per capire cosa sia stata veramente la Dddr. 

Oggi vivo a Berlino, sono sposato e ho due figli. Mi guadagno da vivere facendo la guida ai visitatori nella prigione cautelare della Stasi di Hohenschönhausen… Nella prigione dove sono stato interrogato per più di un anno.

Thomas Raufeisen, Il giorno in cui nostro padre ci rivelò di essere una spia della DDR

Ti potrebbe interessare

Consigli di lettura

C’era una volta la Ddr di Anna Funder una giornalista australiana specializzata in lingua tedesca dopo aver studiato all’università di Berlino, decide di approfondire il tema della Ddr, attraverso il racconto diretto di persone la cui vita è stata rovinata  della Ddr  e dalla StasiLe persone comuni sono i veri protagonisti di questo libro che racconta il regime più paranoico di sempre. 

La Repubblica di Sabbiolino. DDR… ma non troppo! di Francesco P. Cristino Sabbiolino è un simbolo della Ddr, un pupazzo famosissimo nell’Est e non solo che ha il compito, ogni sera, in tv, di far addormentare i i bambini, ma anche di fare molta propaganda. 

Il giorno in cui nostro padre ci rivelò di essere una spia della DDR di Thomas Raufeisen una storia vera, la vita di Thomas Raufeisen e della sua famiglia rovinata per sempre da una scelta del tutto irrazionale del padre: senza nessuna spiegazione, li obbliga al trasferimento nella DDR. Una volta giunti destinazione la famiglia scopre che l’uomo è in realtà un agente della Stasi, obbligato a rientrare all’est perché la sua copertura è saltata.

Ciao, sono Paola, lettrice da sempre e viaggiatrice da molto. Libri e viaggi, più che passioni per me sono due vere ossessioni.

I miei articoli pubblicati su riviste e online.

 

 

Una valigia piena di libri

unavaligiapienadilibri@gmail.com

©PAOLAVIGNATI 2019 - 2022 E' VIETATA LA RIPRODUZIONE ANCHE PARZIALE DI IMMAGINI TESTI E CONTENUTI SENZA AUTORIZZAZIONE

error: Questo contenuto è protetto da copyright
Ricevi gli ultimi articoli

ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER