Villa E 1027

La Villa E 1027 si trova a Cap Moderne  lungo il Sentier des Douaniers.

Villa E-1027 un nome che richiama la nautica, ma che racconta anche una storia molto personale: E di Eileen, 10 per J di Jean Badovici decima lettera dell’alfabeto, 2 per la B di Badovici e 7 per la G di Gray.

Uno straordinario esempio di modernismo nato dalla storia d’amore tra il proprietario, l’architetto rumeno, Jean Badovici e la sua amante, l’arredatrice d’interni irlandese, Eileen Gray.

Nel 1926, Badovici chiese alla Gray di cercare un bel posto nel sud della Francia per costruire una casa di vacanza.  “Una casa per una persona sola, amante del lavoro, dello sport, e che desideri soprattutto ricevere amici”.

Trovarono un piccolo terreno, di fronte al mare: isolato, ma non troppo, con la stazione ferroviaria vicina.

Jean Badovici affidò a Eileen Gray l’intera progettazione

Villa E-1027 Cap Moderne

Eileen Gray fu libera di mettere in pratica tutte le sue idee: la casa è tutta orientata verso il mare. “Una barca immobile sulla riva del mare”.

Per la Gray era fondamentale conservare il carattere marittimo, ma anche mantenere i limoni e gli ulivi, in modo da bilanciare la forza modernista della costruzione.

Villa E-1047

La glass turret

La villa,  disposta su due piani, misura centotrenta metri quadri collegati all’interno da una scala a chiocciola.

Dal tetto si nota bene una piccola torre vetrata, la glass turret, che segna la sommità della scala a chiocciola che collega appunto i due piani e conduce al terrazzo. La glass turret poteva essere aperta, favorendo la ventilazione naturale della casa: grazie al gioco di correnti d’aria e porte aperte, l’intera scala funzionava come un grande condotto di aerazione.

Nella villa, l’asse fisso è la scala, attorno alla quale tutte le stanze sono distribuite.

I pilotis e le finestre

Villa E-1047

La villa fu costruita su pilotis: le abitazioni tradizionali, spesso, erano a contatto con il terreno umido, la costruzione invece è sollevata, creando uno spazio aperto al piano inferiore — terrazze e aree protette — e proteggendo la vista sul mare dal primo piano.

Le finestre: non sono a nastro, come in altre opere moderniste, ma orizzontali. Grazie ai metalli, sono ampie e luminose, e permettono una forte interazione tra interno ed esterno, favorendo la circolazione dell’aria. Eileen scelse finestre a fisarmonica: non sbattono col vento e si possono aprire a piacere. Non sono facili da pulire, ma permettono di controllare luce e ventilazione. Sono studiate per mantenere la casa arieggiata anche nelle ore più calde. Eileen dichiarava: “Sto costruendo una casa moderna nel sud della Francia, non semplicemente una casa moderna del sud”.

 

EG mostrò grande lungimiranza nella progettazione di persiane e sistemi di oscuramento: si possono mantenere le persiane chiuse e le finestre aperte, così da far passare l’aria senza far entrare sole e calore. Realizzò un sistema ingegnoso di doppi battenti, con possibilità di regolare l’apertura secondo necessità. Badovici lo trovò geniale e brevettò il sistema in Francia e negli Stati Uniti. Tutte le finestre della casa, inclusa quella della terrazza, sono di questo tipo.

L'atrio

Villa E-1047
dipinto di Le Corbusier

La Gray curò con grande attenzione anche i percorsi e le proporzioni: l’ingresso della casa, per esempio, non è diretto, ma si trova all’estremità opposta, così da obbligare chi arriva a percorrere prima la terrazza e a godere della vista.

 “Prima si vede il paesaggio, poi la casa”.

Descriveva il sentiero d’ingresso come una passerella, simile a quella che porta su una nave. Quella passerella è l’atrio. Non c’era dunque una porzione coperta all’ingresso: si entrava direttamente nella casa.

La cucina

Villa E-1047 cucina

A sinistra dell’ingresso si trova l’area di servizio, pensata per la cameriera. La cucina è esterna, come nelle case delle famiglie borghesi dell’epoca, per non essere disturbati dagli odori di cucina. La cameriera, una volta terminato il lavoro, scendeva nella sua stanza attraverso un sistema di porte mobili che permettevano di dividere gli spazi in tre zone ben definite. La cameriera rimase poco, Badovici non voleva domestici.

Lo spazio esterno fu usato anche come cucina estiva. La costruzione bianca sopra l’edificio principale era il serbatoio d’acqua: nel 1926 non c’era acqua corrente. Tutte le case avevano un serbatoio o un sistema di raccolta dell’acqua piovana. 

L'ingresso

Villa E-1047
dipinto di Le Corbusier

Si accede alla superficie interna tramite un corridoio stretto passando attraverso uno spazio angusto, per creare l’impressione che la stanza sia più grande. C’è un piccolo angolo dove si possono riporre i vestiti. La trave portante nasconde un piccolo bagno di servizio.

La zona giorno

Villa E-1047

La stanza principale è lunga quattordici metri e comprende sala da pranzo, soggiorno e un angolo per gli amici, con possibilità di dormire sui divani o sui piccoli letti. Dove si trovava tutto il necessario per trascorrere la notte: zanzariere, cuscini, coperte.

Eileen Gray si occupò anche di tutti gli arredi: alcuni ripresi da lavori precedenti, altri realizzati appositamente per questa casa. Scriveva sui muri con leggerezza, senza regole rigide: secondo lei, serviva a facilitare chi entrava per la prima volta a orientarsi e trovare oggetti senza dover chiedere.

I mobili sono una ricostruzione fedele, perché gli originali furono dispersi durante le vendite negli anni Novanta. 

La zona giorno era circondata da due tappeti: Eileen realizzava molti tappeti perché, diceva, si vendevano meglio dei suoi mobili. 

Villa E-1047

I mobili iconici

Eileen Gray realizzò tre mobili iconici per la villa E 1027.

La Poltrona Bibendum: ispirata al famoso omino Michelin. Eileen guidando la sua auto, notò che lo schienale ricordava i pneumatici che formano il corpo del Bibendum. Il rivestimento era in tela cerata, fondamentale per proteggere la poltrona dalla salsedine. 

La Sedia Transat: una poltrona lunga che richiama le sedie da transatlantico, elegante e confortevole, utilizzabile anche in interno, anch’essa con rivestimento in tela cerata.

Il Tavolo E 1027: uno dei tre mobili più conosciuti, primo riproposto negli anni Settanta da Aram. L’originale alla base aveva un piano in alluminio, regolabile in altezza (adjustable table), pensato per essere leggero. Inizialmente realizzato in celluloide, poi sostituito da alluminio e infine da plexiglass. 

EG creava mobili leggeri e funzionali, facili da spostare: ogni pezzo aveva maniglie per trasportarlo senza difficoltà.

 
Villa E-1047 Poltrona Bibendum
Villa E-1047 Tavolo E-1027 Poltrona Transat

Il Bar

Villa E-1047 bar
dipinto di Le Corbusier

Poiché lo spazio era pensato per ricevere amici, serviva anche un bar; razionalizzato il più possibile nello spazio limitato.  Il bar si trova tra il corridoio e l’ingresso, con scaffali stretti per non ostacolare il passaggio. L’illuminazione è sempre diffusa sulle pareti, mai centrale, e il bancone può essere aperto o chiuso secondo necessità, integrandosi perfettamente con lo spazio e lasciando libero il passaggio verso la camera da letto di Badovici.

Il rivestimento del tavolo in sughero è estremamente sobrio e pratico.  Questo design non mira a preservarlo dall’umidità, ma a ridurre il rumore: il sughero assorbe parte dei suoni generati dagli oggetti spostati sul tavolo, rendendo più piacevole la conversazione e l’ascolto dei rumori esterni. Un principio che Eileen applicò anche ad altri modelli di tavoli.

La terrazza sul mare

Villa E-1047

La terrazza sud è concepita come il ponte di una nave, con una vista straordinaria sul Mediterraneo e la vicina Monaco, all’epoca, molto meno edificata di oggi.

Villa E-1047

La camera da letto

Villa E-1047 camera di Badovici

La camera da letto di Badovici è situata all’angolo della casa; in pianta, la stanza forma una sorta di ala, con il balcone esterno. La camera padronale gode di una doppia esposizione: una grande apertura verso il mare a sud con la luce del sole che entra dalle finestre al mattino, l’altra ad est.

Eileen progettava seguendo il percorso del sole. Le camere orientate a est per sfruttare la luce del mattino, ombreggiate al pomeriggio

La doppia pavimentazione in colore bianco per la zona letto e nera per la zona studio separa i due ambienti nella stesso stesso locale: riposo e lavoro. Anche il tavolo da disegno e la sedia sono stati progetti dalla Gray, come ogni mobile presente nella villa.  

Lo stesso vale per il mobile da toletta che, con un sapiente gioco di specchi, garantiva la privacy sia all’interno che all’esterno.

Villa E-1047 camera di Badovici

Il bagno, con contrasti tra pittura opaca e superfici lucide, piastrelle di ceramica, ma anche alluminio, con un effetto rinfrescante e riflettente, acciaio e sughero. 

Villa E-1047

Il pianterreno

Il pianterreno è molto meno elaborato del primo piano. 

All’interno la camera minuscola della domestica, mai usata, che in seguito fu adibita a stanza dei bambini. C’erano poi altre due stanze per il giardiniere, ma erano piuttosto un ripostiglio, dei servizi igienici, e anche una stanza destinata alla caldaia per il riscaldamento della casa, che funzionava a carbone e a legna.

La stanza degli ospiti

Villa E-1047 stanza degli ospiti
dipinto di Le Corbusier

La camera degli ospiti, utilizzata abitualmente da un ospite importante, amico del padrone di casa, Le Corbusier. La parete della scrivania  è occupata quasi per intero dal dipinto realizzato da Le Corbusier nel 1939.

Dietro il muro, una piccola porta che conduce ad una doccia esterna. Ogni stanza della Villa E 1047 ha sempre un’apertura verso l’esterno: balcone o giardino. 

Il giardino

Il giardino era uno spazio di  convivialità, con varie sedute rivolte verso il mare.

Tra i rampicanti la statua di Eileen Gray. 

EG non progettò una piscina: non voleva avere fonti di acqua per le troppe zanzare. Ma creò un solarium in piastrelle nere.

Statua Eileen Gray Villa E-1047
Villa E-1047

Eileen Gray e Le Corbusier

Villa E-1047 bar

La Villa fu completata nel 1929 in soli tre anni. La storia d’amore tra Badovici e la Gray si concluse nel 1931 e la designer irlandese non tornò più alla villa. 

Proprio in quegli anni vissuti alla villa, Eileen aveva conosciuto Le Corbusier, amico intimo di Badovici, tra di loro, invece, i rapporti rimasero sempre strettamente professionali e formali.

Jean era il solo proprietario della casa, che aveva voluto come residenza di vacanza per ospitare i suoi amici.

Nel 1938 e poi nel 1939, Le Corbusier venne a trascorrere le vacanze in quella che chiamava “la baracca di Jean”Ne era entusiasta, apprezzava molto la casa e scrisse una lettera a Eileen Gray per congratularsi con lei.

Tuttavia, durante quel periodo, cominciò a dipingere sui muri della casa. Nel 1938, Le Corbusier aveva meno progetti come architetto e si dedicò alla sua seconda passione, la pittura. Era frustrato, perché non veniva considerato un buon pittore.

LC dipinse cinque pareti della villa. Badovici non trascorreva più le estati in Costa Azzurra e nemmeno si interessava più alla villa.

Dopo la fine della seconda guerra mondiale, nel luglio del 1949, Le Corbusier decise di tornare alla villa con alcuni amici architetti.

Scoprì i suoi dipinti molto danneggiati: dall’occupazione della casa da parte dei tedeschi e dall’aria salmastra. Le Corbusier restaurò i suoi dipinti.

Scrisse a Badovici per informarlo e farsi rimborsare il costo delle vernici, da quella lettera il proprietario seppe dei murales. Informò Eileen che fu molto contrariata, non tanto con Le Corbusier quanto piuttosto con il suo ex amante che lo aveva permesso. 

Badovici scrisse all’amico  Le chiedo di restituire la mia casa al suo stato originale. Deve rimuovere questi dipinti, che non sono affatto destinati a una casa non concepita per questo.” Sono parole di Eileen Gray.

Da quel momento in poi ci fu uno scambio di lettere piuttosto violento tra i due uomini, che portò ad aspro litigio e alla fine della loro amicizia. 

Dopo la morte di Badovici nel 1956, la villa ebbe diversi proprietari che la spogliarono di tutti gli arredi per vederli all’asta. Era conosciuta coma la maison blanche

Questo gioiello del modernismo si salvò dal degrado, solo grazie ai dipinti di Le Corbusier che spinsero, il 25 ottobre 1999, il Conservatorie du Littoral ad acquistare la casa, con un sostanziale aiuto del Comune di Roquebrune-Cap-Martin. La villa e il giardino divennero un monument historique.

La Fondation Le Corbusier ha deciso di conservare questi dipinti, perché, sebbene consapevole che le opere snaturassero la concezione originale della villa, è solo grazie alle pitture che la casa è stata rivalutata e acquistata dal Conservatoire du Littoral. Non possono essere nascosti fanno parte della storia della Villa E 1027

un simbolo del mordeRNISMO

Eileen Gray

Eileen Gray

Eileen Gray era un’arredatrice d’interni. Irlandese, proveniva da una famiglia della piccola aristocrazia. Fin da giovanissima si appassionò all’arte.

Nel 1900, ancora ragazza, partì per Parigi: visitò l’Esposizione Universale e ne rimase entusiasta. All’epoca Parigi era davvero il centro del mondo culturale. Qualche anno dopo vi ritornò. Dopo essersi diplomata alla Slade School of Fine Art di Londra.

Nel 1906 si trasferì a Parigi. Comprò un appartamento in rue Bonaparte, non lontano dall’Accademia, che sarebbe rimasto la sua casa fino alla fine dei suoi giorni. Morì nel 1978, a novantotto anni. 

Nei primi anni del Novecento, fino alla Prima guerra mondiale, lavorò come arredatrice d’interni. Poi arrivò la guerra. Ormai cinquantenne, sentì il bisogno di fare altro. Era il periodo del dopoguerra, stavano nascevano i grandi movimenti d’avanguardia: il Bauhaus in Germania, il movimento De Stijl in Olanda, Le Corbusier con le sue prime case, e a Stoccarda il celebre quartiere Weissenhof-Siedlung. Eileen lo visitò con Jean Badovici, che ne scrisse dei reportage. Rimase letteralmente affascinata. Fu proprio Badovici a incoraggiarla a cimentarsi con l’architettura.

Il suo primo lavoro fu la ristrutturazione di alcune case di villaggio che Badovici aveva acquistato a Vézelay, in Borgogna. 

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Ciao, sono Paola, lettrice da sempre e viaggiatrice da molto. Libri e viaggi, più che passioni per me sono due vere ossessioni.

I miei articoli pubblicati su riviste e online.

 

 

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